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casa e bottega di nuova generazione

casa e bottega di nuova generazione

 

casa e bottega di nuova generazione

Le molte vie del Fuorisalone milanese, nell’edizione 2015 conclusa appena un mese fa, mi hanno riservato non poche sorprese. E se in via Savona 56 ho potuto rinnovare il mio amore per un certo design eclettico e spregiudicato, in via Fontana 6, molto più a est e poco distante da San Babila, qualcos’altro di completamente diverso ha catturato la mia attenzione.

Proprio non me l’aspettavo, così come non avrei mai pensato che, tra queste pagine, avrebbe fatto presto la sua comparsa il tema contract: lo spazio per lavorare. Così vicino, così lontano.

casa e bottega di nuova generazione

Per formazione e professione ammetto di averlo distrattamente accantonato, relegato in un ambito di possibilità mai davvero esplorate. La casa, nel mio lavoro di architetto, ha sempre rivestito, da quindici anni a questa parte, un ruolo centrale di studio e progettazione. Amo lo spazio domestico, mi ci trovo a mio agio e tra le sue mura sono capace di trovare soluzioni, di adeguare scelte di arredi, luce, modulazione alle esigenze della persona e del suo modo di vivere.

Per l’ufficio no. O almeno così pensavo. Poi è successo che, nella via Fontana che vi dicevo, ho incontrato Estel nella sua veste contract più convincente. Conoscevo già l’azienda, di consolidata tradizione veneta, per le sue collezioni casa e, in particolare, per gli armadi dalle linee pulite ed essenziali. Ne ho acquistati io stessa due, più di dieci anni fa; resistono senza problemi ai maltrattamenti miei e dei miei bimbi e non fanno una piega neanche nelle situazioni domestiche più complesse da gestire (cambio di stagione compreso!).

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Poltrone avvolgenti e confortevoli, sedute dal design lineare e dinamico, tavoli ampi e leggeri allo stesso tempo e una cucina nel pieno dell’attività popolavano, la sera del 15 aprile scorso, uno showroom ricco di proposte e novità e legavano, in modo indissolubile, lo spazio per lavorare e lo spazio per vivere: working & living in the city. Un casa e bottega attualizzato alla vita frenetica delle metropoli, alle nuove necessità, alla tecnologia che non disdegna il legame con la tradizione.

Proprio in quel luogo ibrido e stimolante, aperto a mille possibilità di vita e interpretazione, mi sono sentita a mio agio e, nella mia testa, si è fatta strada l’idea che una contaminazione tra il contract e il living non solo è possibile, ma anche portatrice di nuovi spunti di contemporaneità.

casa e bottega di nuova generazione

Al SaloneUfficio di quest’anno De Lucchi, con la sua Passeggiata, ha dimostrato come uno spazio per lavorare sia, in realtà, un luogo di interazione e condivisione fluido e senza soluzioni di continuità. Estel, al Fuorisalone, accoglie la sfida ed estende la sartorialità tradizionalmente riservata all’elaborazione progettuale e produttiva dell’arredo e del complemento per la casa al settore contract.

Scopro così come persino la parete di una sala riunioni possa essere attrezzata con pannelli modulari da scegliere in infinite texture materiche e cromatiche; come gli elementi di una controsoffittatura ad alte prestazioni acustiche possano reinventarsi nella veste di lampade a sospensione (Kite); come anche una cucina, studiata al dettaglio, possa inserirsi nello spazio di lavoro senza creare confusione e discontinuità. Home office all’ennesima potenza.

casa e bottega di nuova generazione

Scopro persino i mood di Estel e lo faccio in compagnia di un’esperta: Carlotta di MeetYourMOOD, collega design blogger e ingegnere. Insieme a lei scorro abachi di materiali e inizio a comporre mentalmente decine di outfit che adotterei non solo per il mio studio, ma anche per un soggiorno o uno spazio di relazione.

Gabriele, la mia guida alla visita dello showroom, mi informa che le combinazioni possibili sono più di 65.000; è il caso, quindi, che io mi dia una regolata e metta un freno alla mia immaginazione. Almeno per il momento.

Tornata alla mia realtà cittadina romana e presa dalle riflessioni sulla Design Week prendo a sfogliare distrattamente il materiale raccolto e poi approfondisco.

Il legame di Estel con il design è tessuto in una trama fitta e resistente. Mi basta leggere il nome di Oscar Niemeyer accanto all’immagine di un tavolo del 1985 e tutto questo mi è chiaro; più di quello che ho letto, più di quello che mi è stato raccontato. E, anche, più delle voci di corridoio che legano il nome dell’azienda vicentina al colosso mondiale dell’informatica: Apple.

casa e bottega di nuova generazione

[Oscar Niemeyer, 1985 Table]

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[Favaretto & Partners, Radius]

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[Aliante]

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[Alberto Stella e Arione Camporese, MORE Kitchen]

#weblogsaloni

Non ditemi che non avete notato le belle faccine che introducono, su in cima, la prima immagine del post. Se vi chiedete che significato hanno, qui vi dico solo che appartengono alle dieci blogger (una sono io!) che raccontano la Milano Design Week 2015 per filo e per segno. Per il resto, andate a leggere qui e scoprite cos’è il progetto #weblogsaloni!

[#weblogsaloni | comunicato stampa ITA | press release ENG]

Nora


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