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Fuorisalone. un’intervista su facebook

Fuorisalone. un’intervista su facebook

 

Quella che leggerete qui di seguito è la trascrizione, senza adattamenti, della mia storia / intervista al trio di Avalon che si è dipanata in tanti e tanti botta e risposta, racconti, battute nel corso di un’intera giornata trascorsa virtualmente insieme sulla pagina facebook del mio blog.

E’ stata il 3 aprile scorso e ha coinvolto molte persone: alcune le aspettavo, altre no. Sono state tutte le benvenute.

La storia / intervista è stata un esperimento e ha funzionato. C’è tanto da leggere e, allo stesso tempo, molte incongruenze alle quali non fare caso. Sono i significati a essere importanti. Segnalatemi gli errori di trascrizione, però, siate buoni! E’ stato un lavoraccio!


Personaggi (in ordine di apparizione):

Nora (che sono io, modestamente)

Jacopo Rosati (che quest’anno presta il suo lavoro di grafico al Brera Design District)

Simona Nurcato (di bagnidalmondo.com)

Paolo Demo (di Avalon)

Simona Bonardi (di Avalon)

Carlotta e Tessy (di MeetYourMood)

Manuele Lanaro (di Avalon)

Manuel Barbieri (di Designspeaking)

Silvia Orso (amica di Avalon)

Filippo Olioso (designer amico di Avalon, anche lui appartenente al circuito Benfatto)

Guendalina Perelli (di Designspeaking e GWEP)

Ottagono Nonsolovintage (si faccia avanti! Non ci conosciamo ma possiamo presentarci…)


| Nora | Oggi, per ingannare l’attesa della Design Week, vi racconto una storia. A illustrarvela, invece, è Jacopo Rosati; lo fa con il feltro, il suo materiale preferito. La storia non ha un titolo ma, in compenso, vede comparire man mano molti personaggi interessanti; tra di loro ci sono anch’io e interpreto la parte della design blogger. Posso anche dirvi che la storia si svolge a Brera ma, per il momento, questo è tutto. Bevo un bicchiere d’acqua, mi sgranchisco le gambe e torno da voi in men che non si dica. Abbiate pazienza e aspettatemi.

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| Simona N. | Ti seguo ti seguo!!! Voglio sapere! Troppo curiosa!

| Paolo | Oggi forse qualche goccia, ma con tutti i colori che ci saranno nelle vetrine e per le strade… Mi sa che dell’ombrello ti dimenticherai pure! Vero Simona B., Manuele? [e intanto si chiede che personaggi compariranno]

| Nora | E’ comunque un accessorio e, a Milano, può far sempre comodo per completare l’outfit!

| Paolo | Ahhhh si! Per l’outfit allora me lo porto pure io. Sia mai che ti incontro per strada e mi sgridi…

| Simona B. | Ovviamente serve per l’outfit! Io approvo in pieno tutto ciò che lo riguarda… È pur sempre questione di design, scelta e abbinamenti.

| Nora | Simona, sapevo di poter contare sul tuo apporto… Come ti trovi a fare la voce femminile del Trio [i tre di Avalon]?

| Simona B. | Ahahhaha sono la stilista del gruppo; per me estetica e funzionalità viaggiano pari passo sia nel design che nell’outfit!!! E sono una maniaca degli accessori, tant’è che me li faccio io e…anche col design non potevo che seguire la stessa direzione!!!


| Nora | Eccomi di ritorno. Ora sono pronta a iniziare il racconto e – devo dirvelo – sono particolarmente felice e orgogliosa. Il perché è presto detto: sono il primo personaggio a comparire sulla scena (la modestia non è il mio forte). Succede dunque che, in una seconda settimana del mese di aprile, mi trovo in quel di Milano. Sono in perfetta tenuta da design blogger e, passeggiando passeggiando (forse prendendo anche la metropolitana o il tram), mi trovo catapultata in un luogo dove il design sembra abitare in ogni parte: Brera, sembra chiamarsi. Faccio un po’ fatica a orientarmi; le strade sono un dedalo che non conosco e i miei occhi curiosi e un po’ intimoriti sono catturati da cose e persone. Ho un po’ di paura, ma sono ottimista di natura; qualcuno, di certo, mi aiuterà.

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| Carlotta e Tessy | [entrano nella storia per farmi i complimenti! Grazie!] Favolosa… Le tue grafiche sono sempre adorabili! Complimenti!

| Nora | Ma grazie colleghe! Le grafiche in feltro, però, le ho rubate al bravissimo Jacopo Rosati che ha curato l’immagine del Brera Design District per quest’anno.

| Carlotta e Tessy | Si si, ma il tuo mood salta sempre all’occhio!

| Nora | Grazie… Mi fido del complimento sincero.. tu di mood ne sai qualcosa, no? E delle ceramiche di Avalon cosa dite? Vi piacciono?

| Carlotta e Tessy | Risponderemo a questa domanda la prossima settimana, dopo essere passate da Designspeaking e aver scoperto il loro mood.


| Nora | Ci siamo lasciati che ero a Brera, un po’ intimorita dalle orde di novità che mi circondavano. Andiamo avanti, altrimenti vi annoiate. Come un’eroina da romanzo di una volta, mi faccio coraggio e avanzo decisa per le vie. Arrivo a un bivio e leggo le indicazioni: viale Pasubio, via Pietro Maroncelli. Vada per la seconda e non per ragioni profondissime e intelligenti; semplicemente, il nome mi suona bene. La imbocco, inizio a percorrerla e, subito sulla destra, mi appaiono quattro grandi vetrine ricolme di oggetti meravigliosi. Riconosco il design che amo e, d’un tratto, mi sento a casa. La sensazione rimane anche quando spingo la porta e mi decido a entrare. Sbaglio o c’è odore di caffè qui? E il tipo di spalle non è mica Paolo di Avalon? Mi sembra proprio di sì.

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| Paolo | Eccomi! Si, mi riconosci di spalle anche perchè sono un armadio a quattro ante… E il profumo di caffè me lo porto dietro da Bassano, visto che sia io che Manuele ne siamo amanti… E comunque Manuel l’ha preso davvero speciale!

| Nora | Mmmm, non sono per niente sicura che sia tu… Io sì, invece, che sono riconoscibile! Ho la mia borsa da blogger, dopotutto…

| Paolo | Gran bei e gran bee! [come si dice dalle sue parti] Bello che parli di casa! Il nostro lavoro ne è intriso, dentro e fuori!

| Manuel | Il nostro Designspeaking Temporary Store&Café sarà aperto da oggi [3 aprile] fino al 30 aprile!! CAFFE’ GRATIS PER TUTTI!!!

| Nora | Mokador per caso?

| Paolo | Appunto, un buon motivo per fare una bella preview del Brera Design District!!! E se arriva Silvia state freschi… Caffè a fiumi….

| Simona N. | Posso venire anche io a bere un caffè?

| Nora | Ehm, no… Ditemelo se vengono introdotti nuovi personaggi… La storia rischia di intricarsi troppo…

| Simona N. | Allora esco dal racconto [personaggio offeso].

| Nora | No dai, Simona, non fare così. Se mi dici che il design ti piace, puoi rimanere.

| Simona N. | Io amo il design Soprattutto in bagno certo… Ma lo apprezzo ovunque. Anche in una tazzina da caffè! [e qui trapelano le origini napoletane]

| Simona B. | E da Designspeaking sono veramente degli ottimi padroni di casa!!! Qui oltre ad essere immersi nel design giovane ed innovativo e nel caffè si è circondati da splendide persone!

| Paolo | Se vuoi ne introduco ancora [di personaggi]. Caffè e design son due belle bombette!!!!

| Nora | Va bene, fai come vuoi… Oggi questa bacheca [quella di design outfit su facebook] è casa di Avalon.


| Nora | Resta da appurare l’identità dell’uomo di spalle. Niente di più facile. Busso sulla sua spalla, si gira e lo riconosco: è proprio Paolo di Avalon e con lui, manco a dirlo, anche Simona B. e Manuele. Di loro avevo in mente solo immagini di visi e oggetti; quelle che la rete fa andare in giro per dare a tutti l’illusione di conoscersi. Non immagini di mani, però. Quelle bisogna guardarle dal vero. Serve a capire se uno, l’autoproduzione, la fa sul serio o no. Nel caso di Avalon direi proprio di sì. Tanto più che loro, con il pallino della creazione, dell’artigianalità, ci sono proprio cresciuti; due su tre (Paolo e Manuele) ce l’avevano in famiglia. Succede così, quando uno è figlio di un ceramista o di uno scultore di metalli. Mi viene offerto un caffè Mokador e, mentre lo sorseggio, mi viene detto: sei ospite gradita in casa Designspeaking. Ecco svelato l’arcano; ora so dove sono. Ma non capisco perché, tra tanti oggetti disseminati ovunque, ci sia così tanta ceramica

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| Paolo | Le mie mani sono piene di tagli, santo cielo! Sicuramente non sono le classiche mani di un architetto o di uno che se la canta e se la disegna… ihihihihhihih… Comunque si, c’è tanta ceramica in giro, ma io la sto facendo dal 2008, ho iniziato con Ovosapiens, presentato in diversi eventi nella mia città e pure fuori regione. Un passo alla volta ho incontrato Simona B. (detta la surrella) e Manuele the blacksmith, con i quali ho iniziato a prendere un pò più sul serio i miei prodotti… Anche perchè sennò la Simo MENA!!!!!! (Angeli, non c’è che dire, li adoro).

| Simona B. | In realtà anche io sono figlia di un artigiano, mi piace chiamare mio papà un artigiano della luce. E’ un elettricista con una grandissima passione per le arti manuali e il disegno e che ha saputo trasmettermela con grande energia. Purtroppo da papà ho preso la parte creativa e del disegno, la parte manuale è andata ai miei fratelli. Da sempre Simona deve stare lontana da modellini! Sono il tipico elefante in cristalleria, anche se la parte manuale fa parte di me quando con tanta pazienza e ingegno mi creo i miei gioielli. Poi il fato vuole che incontro sulla mia strada Paolo e Manuele che mi fanno riscoprire materie che ho sempre ammirato ma mai conosciuto a fondo! Ed eccoci qui! E poi una cosa: l’uomo nella foto è Filippo Olioso, amico e designer che come noi fa parte del circuito Benfatto e.. Il padrone di casa?!? Manue! E… [Guendalina Perelli]


| Nora | A questo punto della storia ho proprio bisogno di riprendere un po’ di fiato. E poi mi sentirei davvero maleducata a non cedere la parola agli ultimi personaggi apparsi in scena. Mi riferisco a Paolo, Simona e Manuele; il trio di Avalon. Cedo loro la parola usando lo stratagemma più semplice che esista al mondo: faccio una domanda. “Sapevo che a Brera avrei trovato bella gente e bel design ma, davvero, non mi aspettavo così tanta ceramica. Cosa ci fa qui? Chi ce l’ha portata? Immaginavo che il Fuorisalone sarebbe stato il regno dei nuovi materiali così com’è il regno del nuovo. La ceramica, invece, è antica come l’uomo; però questa qui, a guardarla bene, mi sembra nuova anche lei”.

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| Paolo | [che a questo punto si fa prendere un po’ dalla foga di scrivere] Eh si, la ceramica esiste da sempre, è un materiale nato con l’uomo e che lo stesso ha fatto proprio. Esiste per la ritualità, soprattutto quella domestica, sai, il concetto di casa al quale mi riferivo prima. Quando parliamo di ceramica e di design, intendiamo proprio oggetti che sono disegnati per l’uomo, per stare con l’uomo, da produrre con una qualità di serie che permetta a tutti di accedere al design (disegno industriale) di questo materiale. Non ci avviciniamo alla limited edition perchè non crediamo abbia molto a che fare con il mondo del design. Arte e design convivono nei riferimenti del nostro lavoro, anche l’architettura come puoi vedere … Peró il nostro lavoro è prima di tutto ció che realmente siamo. Io appartengo al design, all’industria, alle fabbriche, al movimento delle macchine e delle mani. Mi si apre il cuore guardando le trafile, i nastri, sentire l’odore e il calore dei forni quando si aprono… È anche tanto del mio vissuto. Un architetto nato ceramista si mette a fare ceramica con altri due soci, per fare azienda e fornire tante cose che l’azienda italiana di ceramica non ha in casa: noi. I colori poi sono ricerca, smalti, personalizzazione; c’è tanto da fare, credimi. E mi piace che Milano (che io tanto amo), per prima, già da tempo consideri Avalon una terra. Grazie a Manuel, Guendalina, Benfatto, Nicola Zago, Stefano Schiavo a Verona… E a tanti altri…

| Nora | Paolo, non c’è che dire… Hai illustrato e difeso a spada tratta il vostro lavoro… Allora siete davvero voi, gli eroi del mio racconto!

| Paolo | Eroi? naaaaaa, troppo… Ma il Trio a sto punto ci sta bene: 3…2…1… ihhihihihihihi! [e piazza una foto del trio Solenghi, Lopez, Marchesini].

| ancora Paolo | Ed è bello che la vediate nuova [la ceramica]. C’è contemporaneitá nel disegno della tradizione, nello studio del profilo e della linea che fa della ceramica volume e contenitore. Non dimentichiamoci che la ceramica è rito domestico, è offerta e dono insieme, dai tempi dei greci, anche prima…. E in diverse parti del mondo… pensiamoci, è straordinario. Io, Simona e Manuele siamo convinti che il disegno sia cultura profonda e trasmissione del fare, c’è una sorta di bellezza tipicamente neoplatonica nella metafora dell’architettura, che riporta alla mente l’immaginario collettivo, alludendo al vissuto di ognuno di noi… La stessa scatola che tu chiami biscottiera e che altri chiamano zuppiera ci rende felici. Non ci piace la metafora semplice, l’aberrazione metaforico – dimensionale sarebbe facile e di cattivo gusto allo stesso tempo. Il disehno invece ti obbliga allo studio, alla conoscenza, al rapporto diretto con la tua terra, con le industrie, con l’uomo, con adesso. Il futuro è sfuggente, perferiamo lavorare nel presente!

| Simona B. | Questo a dimostrazione che la ceramica, come dici tu [Paolo], può essere nuova nel senso che gli diamo noi… reinterpretando la nostra terra in chiave attuale e di estremo design architettonico. Non a caso il nostro Pull – Lovers è stato selezionato tra i tredici finalisti del concorso Open to Art di Officine Saffi nella sezione Ceramic Design e… Fatto molto importante: dei tredici finalisti solo due erano italiani, tra cui noi di Avalon. Questo ci fa capire come la ceramica possa avere nuova strada oggigiorno! Inoltre le Officine Saffi saranno aperte anche durante il Fuorisalone in via Aurelio Saffi 7 [ho segnato la location sulla mia mappa dei luoghi del Fuorisalone]. La mostra è a ingresso libero. Merita davvero!


| Nora | I tre di Avalon dominano perfettamente la scena della mia storia; quasi quasi gliela lascio ancora un po’. Mi accomodo e resto ad ascoltare cos’hanno da rispondermi a un’altra domanda che mi viene in mente dopo aver visto una strana composizione di oggetti, un’architettura in ceramica che – mi sembra di ricordare – fa di nome Tales of the factory. Non riesco a trattenermi e sbotto: “Cos’è, volete far concorrenza alla mia storia raccontandone un’altra voi e, oltretutto, facendolo nel modo più sfrontato, sotto ai miei occhi? Tanto vale collaborare, allora. E intrecciare la mia storia da design blogger con la vostra che, a ben pensarci, deve avere radici molto molto profonde; nella terra, addirittura. Me ne raccontate un pezzetto?”.

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| Paolo | Si, guarda, collaboriamo! A noi piace molto. E c’è tanto bisogno di coscienza, di capire le proprie radici, tanto sono importanti per guardarsi allo specchio… Tales of the factory è una metafora della fornace, il luogo della trasformazione, la fabbrica del fuoco. Ogni fornace è un’architettura che significa qualcosa in più di una storia, infatti racconta. Immaginate le mani al lavoro, la terra che si mischia alla pelle, lo scorrere del tempo e delle stagioni, i climi buoni e quelli avversi. Immaginate come sarebbe oggigiorno abitare una fornace. Quanti pezzi di maiolica servirebbero per sfamare una, due, tre, quattro, tante famiglie? Pensateci e, se vi guardate attorno, in base a dove vi trovate e dove state crescendo, potrete trovare luoghi fermi e luoghi in movimento, luoghi di cui non capite nulla perchè nascondono tanti segreti, e qualcosa vi fa capire chi siete e perchè ve lo state chiedendo. Abitare è una cosa difficile, unisce o divide le persone, si creano storie, racconti… Le persone tessono pagine di vita attraverso la memoria e la tramandano ai figli. Per i greci memoria è la vista della mente. Io vedo in Tales il racconto di chi è venuto prima di noi, ma è una vita che investe tante vite. Chissà quanti di noi hanno a casa queste cose ancora, senza conoscerne il racconto: piattti, vasi, scatole. Tales è un vassoio grande, con impilata una scatola dove a sua volta è inserito un vaso. Insieme sono parte di una metafora bellissima a cui abbiamo voluto dare omaggio: fatica, onestà, conoscenza, pietre preziose che vengono anche dalla terra. La nostra.

[Paolo si è fatto prendere dalle parole]

| ancora Paolo | Scusatemi se sono lungo a spiegare, ma avevo tanta voglia di dire queste cose. D’altronde vogliamo riportare la ceramica a casa di tutti! Dovrò pure spiegare il perchè!!!

| Nora | Io verrò a trovarla sul serio, la vostra ceramica, Paolo, e magari qualcuna me la infilo in valigia e la porto a casa mia a Roma!

| Simona B. | Occhio all’imballaggio! Anche se, secondo me, immersa nei vestiti si può salvare!!!


| Nora | Dopo quello che Paolo, Simona e Manuele mi hanno raccontato, mi è venuta voglia di un altro caffè Mokador. A casa di Designspeaking posso farmelo anche da sola; sono molto ospitali e uno può girare qui e là a guardar cose e anche toccarle. L’ospite, qui, può imparare qualcosa; c’è design ovunque. Giovane ma non leggero, nuovo ma tradizionale, fresco, indipendente ma non chiassoso. Mi viene in mente che gli Avalon potrebbero aver nascosto qui – esibendolo sfacciatamente – qualcosa di molto prezioso per loro; qualcosa che forse incarna il loro ideale del fare design. Glielo chiedo a bassa voce e vediamo cosa mi rispondono.

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| Paolo | Non c’è un design ideale, c’è il design. La nostra disciplina ha un nome e un cognome, regole buone per fare prodotti di un certo tipo, per la produzione in serie di qualità e ricerca, “disegno” per l’uomo e la donna, per i bambini, tutti insomma. Ovosapiens, qui sopra, fa fare e immaginare tante tantissime cose, ma non ve lo diciamo se prima non lo toccate con mano… Siamo terribili?

| Nora | Mi fa davvero piacere sentire la parola disciplina associata a design. Apprezzo l’affermazione controcorrente, per di più fatta su un social network e attraverso la mediazione di un blog come il mio. Credo che improvvisarsi designer non abbia proprio nulla a che fare con il farlo davvero. Questo ragionamento è applicabile a molti ambiti creativi, oggi, e potrei proseguire il discorso per ore, inondando la rete di parole…

| Paolo | Ecco, applichiamolo subito alla parola creatività, che in realtà è un altro modo, anche se troppo inflazionato oggigiorno, per definire la cosiddetta elasticità mentale, la dote di problem solving che non necessariamente deve essere in possesso esclusivo di chi lavora in ambito progettuale / artistico. C’è ben altro sotto, oltre a questa bella dote in uso anche ad avvocati, ragionieri, commercialisti, medici, fruttivendoli eccetera… C’è tanto studio, tanto esercizio, ed esperienza giorno dopo giorno!!!

[continua Paolo riferendosi alla mia illazione sull’avere nascosto qualcosa nella loro preziosa ceramica]

| Paolo | Abbiamo nascosto qualcosa che ognuno può fare proprio, ad esempio un colore, un’immagine di tanto tempo fa, una sensazione lontana, quasi persa. Personalmente mi piacerebbe nascondere nelle nostre ceramiche le ceramiche di quando le case avevano tanta ceramica, e si usava pure. Le nostre si usano tutte! In un pezzo in mostra, in particolare, è nascosto un bacio che non ho mai ricevuto, tanto tempo fa. Ma sta nascosto, appunto, non vi dirò mai dove si trova, è mio e suo.

| Nora | E va bene, sei stato così furbo da creare anche un mistero, intorno alle tue ceramiche… E per giunta pure un mistero romantico… Hai vinto tu!

| Paolo | E’ bello nascondere un pò di sè stessi dentro alle cose. Ok cosa ho vinto?

| Simona N. | E io ora sono curiosa però!

| Paolo | La curiosità è sempre una bella cosa! Simona ti aspettiamo!

| Ottagono Nonsolovintage | [Paolo ha vinto] un milione di euro in gettoni… Di ceramica!


| Nora | Parole e parole; ve ne ho scritte molte, oggi. In alcuni momenti sono stata costretta a distrarmi. A Brera c’è un bel po’ di gente e tutta vuole vedere, fotografare, catturare la bellezza di quello che c’è. Poi, nel cuore, se la porta via. “Paolo, lo chiedo a te perché ti conosco un po’ meglio: un passante, un signore-per-caso, cosa ruberebbe con gli occhi in mezzo alla vostra ceramica?”.

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| Paolo | Spero tanto di rubare un sorriso, dove dentro c’è un desiderio, perchè più dentro c’è un ricordo, perchè poi, scavando più a fondo, c’è ancora nascosto qualcosa che ti fa sorridere una volta che ci pensi ancora. Il caso ha delle regole stupefacenti a volte, potremmo rimanerne stupiti davvero. Che poi se entra e compra pure… Non mi dispiace mica, eh?

| Simona B. | Secondo me oltre a rubare un sorriso si potrebbe anche rubare tanta voglia di rimettersi in gioco e ritornare bambini, ritornare a quella spensieratezza e voglia di giocare e scoprire, che molti di noi, purtroppo, oggi giorno, hanno dimenticato… O magari solo accantonato in attesa di farla tornare protagonista, anche solo per un istante! Questa è una delle cose che mi hanno trasmesso le ceramiche nel primo istante in cui le ho viste, nonostante io sia un’eterna bambina munariana ma… E’ stato più forte di me il piacere di farmi coinvolgere da loro, le ceramiche.


| Nora | Si è fatta sera; sulla via le luci si accendono e il sole, già da un pezzo, se n’è andato. Anche per me, ora, è venuto il momento di andar via. Un ultimo sguardo in giro, la mano sulla maniglia della porta, un saluto frettoloso e mi allontano per le vie di Brera. Magari mi capiterà di tornarci presto.

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[Baci e saluti di tutti. Molti sorrisi. Ci vediamo a Brera]

Nora


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