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cosa aspettarsi a iSaloni

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cosa aspettarsi a iSaloni

[immagini originali via]

La questione Milano o la affronti stile toro per le corna o non c’è niente da fare. Prima o poi, che tu lo voglia o no, se nel cv hai inseriti titoli come architetto o, peggio ancora, design blogger, la tua casella di posta elettronica si adegua al trend e non sa dire di no ai comunicati stampa che portano scritto a chiare lettere, nell’oggetto, la temuta dicitura: Preview Salone del Mobile.

Ebbene, alcuni di questi comunicati sono giunti a destinazione ormai da qualche giorno. Tentennando, prendendo tempo, riflettendo sul da farsi, intanto ho messo su una strategia: lascio che scendano giù nell’elenco della posta in arrivo, sommersi da altre comunicazioni, e quasi spero che, pian piano, vengano risucchiati in seconde o terze pagine che, volendo, dovrò sfogliare per andare a cercarli; volendo.

C’è un fatto, però, che non ho potuto ignorare; avrei voluto, ma mi sbatteva in faccia a ogni ricerca di roba di design sul web. Il 10 febbraio, mercoledì scorso, si è svolta la conferenza stampa per la presentazione de iSaloni. Sui social rimbalzavano, immancabilmente, immagini con viste dall’alto; non un alto generico, ma quello rilevabile dal trentacinquesimo piano della Torre Isozaki in costruzione a CityLife, location d’eccezione scelta per l’evento.

cosa aspettarsi a iSaloni

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A fronte di questo, una molla mi è scattata nella testa e giù a spulciare il web de iSaloni e i primi comunicati stampa sulla Fiera e gli eventi collaterali. Ora vi racconto cosa ho scoperto, sperando di ottenere un duplice vantaggio: farmi leggere e, soprattutto, iniziare a inquadrare la questione Milano. Inizio ad aver paura.

Salone Internazionale del Mobile

Prima di tutto, quando? A questo so rispondere in scioltezza, visto che sono reduce dalla compilazione di un puntigliosissimo calendario editoriale per il blog. Dal 14 al 19 aprile p.v., giorni nei quali masse di colleghi provenienti da oltre 160 paesi renderanno piuttosto avventuroso e fortuito anche lo scatto di un’immagine sfocata all’allestimento che ci ha fatto innamorare di sé al primo sguardo.

Starà a noi non fare tante storie e passare con agilità al successivo; tanto ce ne sono all’incirca 2.000: quando si dice l’imbarazzo della scelta.

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Strettamente integrato al Mobile, è presente, come ogni anno dal 1989, anche il Complemento d’Arredo. Insieme vanno a occupare ben quattordici padiglioni della Fiera; non poco. Chi, come me, ha già percorso le architetture di Massimiliano Fuksas, sa di cosa parlo e, alla vigilia della partenza per Milano, infilati tablet e macchina fotografica in borsa, mostrerà ancora qualche perplessità sulle scarpe più adatte ad affrontare il massacro. Rassegnatevi, non esistono; tanto vale osare il tacco.

Quest’anno arriviamo, con il Salone, a una cinquantaquattresima edizione che si vede accompagnata, come vuole anno dispari che si rispetti, dallo sfavillante Euroluce e dall’innovativo SaloneUfficio.

C’è anche il Salone Satellite, poi, che, con il suo tema Pianeta Vita, anticipa l’EXPO e il suo Nutrire il pianeta, energia per la vita.

Euroluce

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Non sapevo che l’UNESCO, già con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 20 dicembre 2013, avesse proclamato il 2015 Anno internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce (IYL2015); una bella cassa di risonanza, senza dubbio, in un clima già fremente di EXPO, questa concomitanza di circostanze.

Fatto sta che il consueto appuntamento fieristico sarà corredato, quest’anno, da un’installazione extra – Fiera che già immagino suggestiva e attraente: Favilla. Nella centralissima Piazza San Fedele verrà collocato un geode che, nel suo interno nero e avvolgente, conterrà luci e voci. Ogni luce una voce.

Da una breve intervista rilasciata a Radio 24 da Attilio Stocchi, l’ideatore, intuisco che si tratterà di una sorta di cavità da esplorare, nella quale scoprire il mistero di una luce capace di raccontare una storia, di delineare un percorso. Come sempre avviene, l’installazione sarà poetica; l’esposizione, a Euroluce, nel contesto della Fiera, sarà funzionale. Due ruoli, una dicotomia.

Workplace 3.0 / SaloneUfficio

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Lavorando in una Società di Ingegneria che eredita dagli anni ’90 l’organizzazione degli spazi produttivi e di relazione, mi riesce davvero difficile immaginare, in carne e ossa, un ufficio come quello pensato da Michele De Lucchi nella sua Passeggiata. Vorrei ma non posso. E’ attuabile? Non so dare una risposta ma, intanto, vi racconto il concept.

Ne La Passeggiata il nodo progettuale è lo scambio, l’interazione. Lavorare è, più che un’azione strettamente produttiva, vivere insieme e scoprire, anche attraverso l’esperienza dello spazio, il significato della condivisione, dei legami, degli intrecci del sapere tra i vari individui; un workshop esteso.

Il luogo del lavoro è dunque uno spazio fluido nel quale non sembra importante definire in maniera specifica le funzioni; contano i percorsi, piuttosto. Questi si snodano, mutano, inciampano (anche!), superano gli ostacoli e conducono a un panorama sempre denso di novità. Panta rei.

Quattro le aree tematiche dell’allestimento: Club, Uomini Liberi, Agorà (nel senso letterale greco, la piazza), Laboratorio. Tutt’intorno del verde, anche incolto, dal quale raccogliere l’erba della creatività. Dopotutto quel che si dice è che i geni non siano mai amanti dell’ordine.

#weblogsaloni

Non ditemi che non avete notato le belle faccine che introducono, su in cima, la prima immagine del post. Se vi chiedete che significato hanno, qui vi dico solo che appartengono alle dieci blogger (una sono io!) che raccontano la Milano Design Week 2015 per filo e per segno. Per il resto, andate a leggere qui e scoprite cos’è il progetto #weblogsaloni!

[#weblogsaloni | comunicato stampa ITA | press release ENG]

Nora


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