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pane e blog #3. con contorno di moodboard

pane e blog #3. con contorno di moodboard

 

pane e blog #3. con contorno di moodboard

Ci riempiamo la bocca, noi blogger e scribacchini, di paroloni. Non pensiamo affatto che siano inutili in quanto, il più delle volte, ci servono per ammantare di mistero ed esotismo concetti e situazioni che, descritti prosaicamente, con banali vocaboli italiani, perderebbero immediatamente la loro allure; persino il loro contenuto ne risulterebbe sminuito.

Ci pensavo l’altra sera mentre, seduta al pc con accanto il mio fedele compagno – un bicchiere di acqua ghiacciata rigorosamente frizzante -, ero alle prese con uno dei miei design outfit; questo, per la precisione. E intanto mi distraevo con i tweet di Amo il web, non ricambiato.

Al leggere Classica riunione con Cliente e tutte le agenzie coinvolte in cui si parla italiano solo per intervallare centinaia di vocaboli inglesi… la mia riflessione si rafforzava e prendeva nuove pieghe. Non sono sola, pensavo.

Bene. Il mio design outfit, prima di essere tale, è un collage ovvero una raccolta di immagini selezionate in base a un tema, a una storia personale, a una volontà estetica, che, a lavoro finito, va a comporre un insieme coerente e piacevole alla vista.

Da piccoli, a scuola, si impara la tecnica del taglia / incolla solo dopo aver acquisito il privilegio dell’uso dello strumento più pericoloso messo a disposizione dalla didattica tradizionale: le forbici con la punta arrotondata (le mie sono gialle). Ora, da mamma, quando le consegno al mio Francesco, 6 anni, sento ancora, per lui, il brivido del pericolo, della sfida di fare una cosa da grandi. E lo invidio.

Le forbici gialle, amatissime, non hanno però niente a che fare con i miei design outfit / collage. Ho da tempo purificato il mio lavoro che, da manuale, è diventato unicamente digitale. Photoshop è il mio alleato, insieme ai cataloghi online delle mille aziende del settore design. Anche Polyvore, a volte, ma non è ancora il mio migliore amico; troppo social, per i miei gusti.

Conscia e orgogliosa del profondo significato di questa evoluzione intellettuale, ho fatto da poco una scoperta sconvolgente: i miei design outfit non sono affatto dei banali collage, sono delle moodboard, santo cielo!

A questo punto, per dare una definizione precisa del termine (non la conosco), mi vedo costretta ad attingere alla fonte del sapere: Lei, Wikipedia.

Alla voce moodboard leggo e trascrivo: una moodboard (dall’inglese mood “umore” e board “tavola”) è solitamente una serie di immagini unite tra di loro come in un collage che serve ai designer o ai progettisti a mostrare in un formato visivo un progetto e i concept a esso correlato. In linea di massima una moodboard serve per l’esposizione al cliente e deve contenere in sé più dati relativi al progetto possibili.

Quindi, dico io, è un collage. E quindi, ancora, le forbici gialle c’entrano eccome. E c’entra anche il lavoro manuale. E, forse, anche il fatto che si stava meglio quando si stava peggio. Non so. Passo la palla a voi e aspetto commenti.

E soprattutto, invidio da morire le geniali autrici di un libro che i miei bambini adorano e che io, a volte, tento di sottrargli per gustarmelo in solitudine: Nathalie Bélineau e Emilie Beaumont, Parole e… Immagini, Larus 2004.

moodboard in plastilina

Ditemi voi se non sono design outfit / collage / moodboard queste. Ma in plastilina. Mi sono limitata ad affiancare loro la mia solita shopping list ma, per il resto, meriterebbero di essere inserite a buon diritto nella mia outfit collection. Ora vi lascio, prendo la plastilina e torno. Al lavoro manuale.

pane e blog. con contorno di moodboard

pane e blog #3. con contorno di moodboard

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Nora


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