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da grande faccio la design blogger

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da grande faccio la design blogger

Se lo dici in giro, la gente per lo più non sa neanche di cosa stai parlando. Non sa assolutamente chi sia e cosa rappresenti, una sedicente design blogger.

Faccio un test con mio padre – uomo di mondo, per carità, laureato, medico e uscito a suo tempo dallo stesso liceo classico di stampo tradizionale che, svariati anni dopo, partorì la mia licenza di scuola secondaria superiore – e vedo che un paio di occhi nocciola, vistosamente sbarrati, mi scrutano incerti, denunciando la sua pressoché totale incomprensione del mio mondo.

Mi sento sola e un po’ orfana, ma pazienza; la sensazione non è nuova e vado avanti lo stesso.

Tanto l’adorato genitore non aveva capito bene neanche cosa facessi, tutto il giorno, quando mi occupavo di ristrutturazioni e mi trascinavo dietro, in cantieri polverosi, signore ansiose per il destino del proprio appartamento.

Devo dire che, fresca del mestiere (design outfit ha visto la luce lo scorso gennaio), neanche io ce l’ho ben chiaro nella testa cosa significhi fare la design blogger.

Piuttosto procedo per tentativi, scelgo una via per abbandonarla quasi subito per la nuova, sgomito nel web, intreccio relazioni, tesso contatti, frequento i social network con l’assiduità di un’adolescente.

Studio, leggo, mi abboffo di design in quantità tali che, solo fino a poco tempo fa, mi sarebbero state di sicuro indigeste.

Ora il pelo sullo stomaco – almeno una leggera peluria, via – me lo sono fatto.

Ho ancora qualche difficoltà a reggere il susseguirsi di portate di eventi da tappeto rosso (lo scorso Salone milanese è stato il primo, per il mio blog), ma digerisco bene il regime ordinario di comunicati stampa che mi vengono propinati giornalmente nella casella mail e me la rendono gustosa da esplorare, leggere e sviscerare.

Per rimanere a galla e non perdere la testa (l’eccessiva somministrazione di design può creare dipendenza), sono comunque obbligata a fare una cernita.

Prediligo ostentatamente i prodotti scandinavi e nostrani, la pulizia formale, la concretezza, il colore pieno, la luce, i materiali nudi e crudi ed è raro che mi troviate a passeggiare lontano da questo recinto che mi sono costruita intorno con cura e amore. Conosco bene il suo contenuto e desidero coltivarlo, arricchirlo, perfezionarlo.

Ormai ho una novantina di post all’attivo [nota per papà: i post sono gli articoli] e voi, leggendo questo che è l’ottantaduesimo, magari ci avrete già fatto il palato al mio ingrediente segreto.

Persino io sono all’oscuro della sua origine e della sua natura (e se anche le conoscessi, non ve le svelerei: sono segrete), ma penso che faccia capolino da ogni moodboard [ancora per papà: sono i collage, le composizioni di immagini costruite intorno a un tema specifico] e, spero, anche tra le righe che tanto mi diverto a scrivere e che, per voi che leggete, sono solo la punta di un iceberg.

Sotto il pelo dell’acqua, nuotando fino a giù in fondo, ci sono strati e strati di lavoro costante e appassionato. Un tipo di lavoro che, fino a poco tempo fa, non conoscevo e non sapevo mi entusiasmasse.

È per questo che io, da grande, faccio la design blogger.

Nora


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