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Homi and me | parte prima

Homi and me | parte prima

 

Homi and me

[dall’allestimento di Fiorirà un giardino]

un racconto di incontri e persone

Un’altra prima volta da blogger, la mia a Homi lo scorso sabato. Di solito sono costretta, per risultare credibile, a sbandierare il mio titolo di architetto a destra e sinistra (non sapete, in questo, quanto sia difficile lavorare con un mucchio di ingegneri!) e poi invece capitano occasioni nelle quali basta indossare un sorriso e un outfit da curiosa, disinvolta, spregiudicata, criticona (a volte ci sta) e tutto fila liscio come l’olio.

Homi and me

[la Fiera in veste invernale]

Ci si diverte, anche; e non è che per questo si diventi meno serie e competenti. Semplicemente si guarda la propria professione da un’altra angolatura, diversa da quella che tutti i giorni inquadra la propria scrivania, e ci si butta nella mischia. Sa anche un po’ di università, a più di dieci anni di distanza dal giorno della laurea.

Male non fa e, soprattutto, è la chiave che, quando mi capita fra le mani, mi fa riscoprire il motivo dell’esistenza di design outfit e di tutte le parole e le immagini che ci butto dentro ogni giorno; una vita intera, la felicità, l’essere architetto oltre che esercitarlo, ciò che amo, una passione per la scrittura sempre covata.

Homi and me

[dall’allestimento di Dialma Brown]

A corredo di tutto questo, poi, ci sono le persone. Quelle che, dopo averci chiacchierato virtualmente per mesi – per anni, alcune – sono, a tutti gli effetti, intime. Ne sanno di te, in quest’istante, più della tua amica del cuore al liceo, dei colleghi che frequenti ogni giorno, del tuo compagno (e qui spero che il mio non si offenda!).

Leggono le tue righe e sanno – visto che l’attitudine è comune – cosa vuoi comunicare con un’immagine piuttosto che con un’altra.

Se magari sei giù di tono, scoraggiata perchè il lavoro da design blogger, fluttuante e riottoso a farsi apprezzare a largo giro, non rende quanto ci spendi. O, invece, se sei al settimo cielo per quella collaborazione nata per caso; capita, come un colpo di fulmine, quando scrivi di ciò che ti appassiona e un brand lo capisce in profondità.

Queste persone ti capiscono al volo, proprio perchè è in un battito d’ali che si consuma il nostro quotidiano sui blog e nei social. Scrivi e dai in pasto a chi legge e osserva; fast design.

Homi and me

[dettaglio del cavallo a dondolo OBO di lllooch]

Di queste, a Homi, ne ho incontrate più di qualcuna: Elisabetta con il cagnolino rosa, marchio di fabbrica del suo italian bark, Rossella, che custodisce la passione per il design nelle pagine della sua CasaValentina e i suoi Appunti, Camilla che, più di tutte – e gliel’ho detto vis-à-vis – corrisponde all’immagine che dà di lei la sua Tazzina. E poi tre delle amiche id-tips – Michela, Silvia, Sabrina – che, come biglietto da visita, hanno sorriso, ottimismo, apertura al nuovo.

Loro e tante altre.

Ammetto di essere uscita da quest’intenso sabato milanese piuttosto frastornata. Tradurre il virtuale in reale è un’operazione mentale faticosa. A leggere le parole delle mie colleghe blogger sono ormai abituata da tempo; a districarmi nella rete delle nostre relazioni tangibili – una maglia fitta fitta che ci unisce nel comune amore per il design – un po’ meno.

Il mio impegno starà nel far sì che le occasioni di prova, scambio e sperimentazione diventino sempre più frequenti. All’interno dei miei amici Home Style Blogs e anche fuori; c’è tanto da conoscere.

[prosegue in Homi and me | parte seconda]

Nora


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