pane e blog #1

 

pane e blog #1

pane e blog. E facebook

Su facebook ho un profilo personale che cela, sotto mentite spoglie, intenzioni, relazioni, contatti, contenuti che di personale non hanno quasi nulla. Di professionale, invece, quasi tutto.

I miei 466 amici possono essere catalogati, all’ingrosso, in tre categorie:

1 | architetti / designer / interior designer / blogger / giornalisti / esperti di comunicazione online. Non ho mai interagito con la maggior parte di loro e solo con alcuni c’è uno scambio più o meno costante di mail e telefonate. So che, di pochissimi di loro, se li incontrassi di persona, potrei essere amica vera (facendoli slittare nella categoria 2), ma non abbiamo ancora abbattuto il muro della virtualità (e non so se mai accadrà);

2 | amici veri (intendo dire che li conosco nella vita reale, ci vado a mangiare ogni tanto la pizza, ci sentiamo per telefono e scambiamo chiacchiere, lacrime, risate, racconti su uomini, bambini, desideri, speranze, dieta, trattamenti estetici). Alcuni di questi sono anche miei colleghi; magari abbiamo frequentato insieme l’università o, addirittura, abbiamo incrociato i nostri sguardi da adolescenti, timidi e spavaldi insieme, nei corridoi del liceo;

3 | persone che non ho la più pallida idea di chi siano e che, se mi decidessi a far pulizia, sarebbero i primi a essere depennati con il temibile Rimuovi dagli amici.

Bene. La distribuzione percentuale di queste tre categorie è la seguente:

1 | 70%;

2 | 25%;

3 | 5%.

Da questo dato si capisce che io, come il 70% dei miei amici ricadenti nella categoria 1, uso facebook per lavoro. E non è che, su facebook, ho solo un profilo personale (nell’accezione di cui sopra).

Ne gestisco affannosamente anche uno dedicato al mio blog, aggiornato con i link agli ultimi post, immagini a tema, iniziative, condivisioni.

In pratica il primo (profilo) collabora con il secondo e lo sdrammatizza con accenni ironici, intimi solo q.b., interrompendo il dilagare del design a tutte le ore del giorno e della notte.

Vi faccio un esempio di questo legame inscindibile tra i due mondi e le due pagine.

Solo alcuni giorni fa, aggiornavo lo stato di Nora scrivendo: piccola nota polemica: non è che, perché lavoro da casa, sono “in vacanza” e ho “un sacco di tempo libero per me”. ok, ora sto meglio.

In pochi minuti si scatenava un putiferio di 34 mi piace e di una decina di commenti. Non molto, direte. In assoluto sì ma per me, che al massimo racimolo un paio di apprezzamenti alla volta, non un fatto da sottovalutare.

Scorro oggi velocemente, ancora una volta, la lista degli estimatori del mio stato e vedo che, in una folla di giovani donne in carriera (perché noi siamo in carriera, no?) spuntano i nomi di quattro maschietti solidali con la mia nota polemica. Sono un designer (della mia categoria 1), un amico architetto, un amico poliziotto (!), un amico giornalista.

Che lavorino anche loro da casa?

[to be continued]

Nora


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