outfit di tendenza e su misura per la casa

ho perso il treno

 

ho perso il treno

[immagine via]

Il 16 novembre scorso il treno Italo 9922 in partenza alle 9.40 dalla stazione Roma Ostiense ha lasciato la banchina, in perfetto orario, conservando un posto libero fino a destinazione; il 37, per la precisione.

Quel posto era il mio.

L’avevo comodamente prenotato online, qualche giorno prima, avendo cura di sceglierlo vicino alla mia amica Patrizia, la collega Pattibum. Saremmo arrivate a Bologna per mezzogiorno, insieme a Raffaella di Kitchen Tips, distante da noi un paio di vagoni, ma già con l’intenzione di raggiungerci per un po’ di sane chiacchiere da architetti / blogger in viaggio.

Scopo della trasferta in giornata, con ritorno nel tardo pomeriggio, sarebbe stato l’incontro – organizzato da tempo con infiniti adattamenti, incroci, sovrapposizioni e sondaggi di disponibilità – del gruppo degli Home Style Blogs al quale io, come le altre due romane passeggere di Italo, aderiamo da qualche tempo, in qualità di frizzanti ed esperte indagatrici e divulgatrici di quanto c’è di nuovo, giorno per giorno, nel mondo del design e dell’architettura a scala di casa e di un soggiorno, di una cucina e di un bagno dei vostri.

A questo punto, per educazione, sono tenuta a spiegarvi il motivo di un uso così esteso del condizionale in queste righe.

Sarei partita, dicevo.

L’avrei certamente fatto, se una serie di circostanze fortuite, sfortunate, imprevedibili ma, se vogliamo, anche banali e di poco conto, non si fossero messe tra me e il mio treno Italo delle 9.40 per Bologna.

A remare contro hanno iniziato, con gran foga, già la serata e la nottata tra il 15 e il 16, trascorse in improvvise e improrogabili sessioni di lavori domestici, turbate da lievi disturbi gastrici (una vera rarità per il mio stomaco di ferro) e tormentate dalla preparazione di borse all’ultimo momento (che mi porto? Cosa mi servirà? Cosa mi metto?).

Un contrattempo con il pc, la mattina, non ha di certo aiutato, come non l’ha fatto il temporaneo stato comatoso della batteria della mia fiammante Clio classe 2005: una vera chicca nel parco autovetture del mio quartiere.

Ora una precisazione.

Io, al di là di ogni ragionevole dubbio, sono di questo parere: se tu, macchina, decidi di abbandonarmi e di prenderti qualche giorno di convalescenza per guarire i tuoi disturbi all’apparato elettrico poi, questi giorni, devi prenderteli. Devi.

Non puoi, dopo qualche minuto di armeggiamento con la chiave di accensione, ripartire e, così, regalarmi l’illusione di poter ancora arrivare in tempo.

Non volevi partire? Pace. Treno perso e 56 euro sonanti gettati al vento.

Tanto faccio l’architetto, mi pagano bene. In merito a questo, specie se siete miei colleghi, vi prego di esimervi da qualsiasi commento. Potrebbe forse giovarci mantenere, intorno alla nostra antica e nobile professione, quell’alone di prestigio che la circondava nei tempi che furono.

Ma non so; queste parole rischiano di non convincere né me né voi.

Comunque vi dicevo della batteria della mia Clio. Fatto sta che, in un bagno di sudore – vero e proprio attentato alla mia tenuta da perfetta blogger, completa di perfetto styling di parrucco e di accurato trucco effetto naturale (che – uomini, sappiatelo! – non è mai per niente naturale ed è invece più artefatto di quello di una drag queen) – assisto a un inaspettato rinvenimento dell’autovettura (oh cielo!) e do il via alla mia corsa furiosa verso la stazione Roma Ostiense e verso il mio Italo 9922.

Accelerando a tratti, dribblando colleghi automobilisti e, tutto sommato, infrangendo meno articoli del Codice della Strada di quelli che mi sarei aspettata, giungo infine a destinazione.

Mollo l’autovettura nel primo (e dico primo) posto qualsiasi, accanto a un baraccame da mercatino del sabato mattina, afferro borsa e soprabito, mi ricordo di sbattere con energia la portiera e, con un passo di corsa da far invidia a Bolt, mi lancio verso il primo binario.

Apprendo, con tristezza e stupore, che Italo non mi attende né li né al successivo né tantomeno, a quello ancora dopo. Un inquietante 15a è segnalato accanto al mio 9922 e questa indicazione, a soli quattro minuti dall’orario previsto per la partenza del treno, dà la mazzata finale al mio scoramento.

Questa partenza non s’ha da fare.

Mai vinta, però, continuo la mia corsa e, scala dopo scala, tappeto mobile dopo tappeto mobile, arrivo a meta.

Porte già chiuse, dialogo concitato con il personale a terra per farle riaprire (piu che altro una supplica in ginocchio al limite della tragicommedia) e triste montare della consapevolezza della perdita.

Dopo due minuti Italo 9922, crudele e sprezzante, parte. Senza di me a bordo.

Se ci fossi stata, in eleganza, ci avrebbe guadagnato.

Mi ero vestita bene, quel giorno.

Nora

P.S. I miei amici della rete Home Style Blogs, comunque, si sono incontrati a Bologna come previsto. Oltre a me mancava, a sorpresa, anche la Pattibum. Non vi dico perchè. Magari troverete qualche suo commento qui sotto al post e sarà lei a spiegarvi tutto.

Dal workshop sono scaturite idee e proposte per la prossima stagione, sono state sviluppate le linee guida per alcune interessanti collaborazioni e, forse la cosa più importante, si è parlato faccia a faccia, senza la mediazione dello schermo e del microfono.

Home Style Blogs

Questo post fa parte della rubrica Home Style Blogs | Trends & Stories, dedicata agli outfit e alle ultime tendenze del design raccontate, per immagini e parole, dai blog della rete Home Style Blogs!


altri post per approfondire

INSTAGRAM