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incontri a Open Design Italia

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Ecco il racconto dei miei incontri B2B a Open Design Italia a Trento!

Laboratorioframe

incontri a Open Design Italia

Sono quattro giovani, giovanissimi designer marchigiani – da sinistra Roberta Carlocchia, Francesca Marabini, Eder Staffolani (beato tra le donne!) e Giorgia Giustozzi – profondamente legati al territorio e alla tradizione del fare a mano. Con loro affronto l’impasse del mio primo B2B; timida io (non sono una giornalista!) e timidi loro.

Stampano gioielli e accessori in un materiale insolito, il cemento, e lo rendono appetibile al grande pubblico con inserti in pelle e forme accattivanti e riconoscibili. Geometria della decorazione.

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Mentre mi raccontano del loro lavoro, l’accento cade spesso sull’aggettivo unico. Ogni creazione, infatti, pur beneficiando della serialità (limitata) dello stampo, viene finita e perfezionata a mano; è unica, dunque, e la sua bellezza è imperfetta.

Durante l’incontro soppeso tra le mani i papillon e i ciondoli in cemento; rimango sorpresa della loro leggerezza.

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Da Laboratorioframe acquisto un sottile anello in resina colorata; mi piace che mi venga presentato come il diamante nel tempo di crisi. Al ritorno da Trento, in treno, me lo rigiro sul dito e gioco con le sue forme stilizzate, rubate alla tradizione e rese nuove dalla tecnologia.

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Monique Voz

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[immagine Ufficio Stampa Open Design Italia]

Incontro Monique. E’ pacata e gentile e, mentre mi racconta del suo progetto Nomadic Eating, osservo con curiosità la teca in plexiglass sotto la quale sono conservati con cura i pezzi, minuti e ricchi di dettagli, della sua collezione di contenitori e dosatori per l’alimentazione. Oggi – mi spiega Monique – abbiamo un rapporto sbagliato con il cibo. Si mangia troppo, in modo disordinato; non esiste misura contro lo spreco.

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E’ necessario, dunque, ristabilire un rapporto equilibrato con gli alimenti e, per farlo, possiamo servirci simbolicamente di piccoli contenitori che si propongano come giusta misura. La risposta del design al tema dell’Expo Nutrire il pianeta; in porcellana bianca, legno, argento e silicone rosa.

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Monique combina rapidamente ciascun elemento con il suo complementare; il segreto delle giunzioni sta nei magneti sapientemente nascosti all’interno dei pezzi. Si formano incastri, sistemi; tutto sembra prefigurare un set per l’alimentazione adatto a un viaggio nello spazio e, per questo, è visionario e fantastico. Oltre che bello da vedere.

Ilana Efrati

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Ilana è di Tel Aviv ma da molti anni vive a Todi, nella freschezza e concretezza dell’Umbria. Quando la incontro ho l’impressione che, tra tutti i designer presenti a Trento, sia quella più in armonia con i suoi oggetti. La fotografo con alle spalle i suoi vestiti e tutta l’immagine, anche ora che la riguardo dopo qualche giorno, è una perfetta combinazione di azzurri e blu nelle diverse gradazioni e intensità. Forse anche quest’armonia è un ingrediente del design.

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Così come la stagionalità di cui mi parla Ilana. Crea oggetti in terracotta e poi li incide e li dipinge a seconda dell’ispirazione che le viene dall’intorno, dalla natura intorno alla sua casa. La immagino in una passeggiata solitaria, a guardare terra, cielo e nuvole. A prendere appunti di colore e forme, forse. Confesso che ruberò qualcosa allo spirito della nostra chiacchierata per trasferirlo al mio lavoro di architetto.

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Slow design e una casa che cambia, nei suoi oggetti e nei suoi colori, con lo scorrere del tempo. Una sorta di feng shui con radici diverse e lontanissime. Sono affascinata e lo dico, senza problemi. Il lavoro di Ilana mi piace molto. Ci salutiamo con un sorriso.

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Eco & You

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Arianna (Filippini) e Federica (Ravera) sono di Brescia e, tra i miei molti incontri a Open Design, manifestano uno spirito imprenditoriale non comune. Con la Lic Packaging sviluppano infatti già da tempo – a partire da una scommessa progettuale accolta da un’azienda di stampo e produzione tradizionale – una linea di arredi ecocompatibili in cartone, assemblabili per semplice incastro, senza l’uso di colle o giunzioni metalliche.

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La collezione Fruit-Juice mi cattura subito con i suoi colori e le sue forme semplici e accattivanti. E’ studiata per i bambini ma, con gli opportuni accorgimenti dimensionali e funzionali, non avrebbe troppi problemi a essere ben accolta anche nel mondo dei grandi. Modularità, innovazione, colore e sperimentazione sono le parole chiave di ogni arredo e complemento.

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Eco & You ha uno shop online; l’ho esplorato in questi giorni e, potendo, l’avrei saccheggiato (non è escluso che lo faccia!).

Superlora

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Ariadne Kapelioti, Superlora, è greca e si fa fotografare con uno dei suoi accessori tra i capelli. E’ una di quelle persone che, appena le vedi, pensi possano essere un simbolo dell’eleganza, della pacatezza. E ha una laurea in fisica. Niente male per una che, a un certo punto, si mette a disegnare e creare gioielli in poliammide utilizzando la stampa 3D.

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Sotto a tutto c’è una fortissima matrice geometrica che ha anche un profondo significato simbolico: la struttura dell’universo, i moti dei pianeti, il cerchio, le relazioni.

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IMMERSROSA

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Con Rosa ci vuole qualche minuto per ingranare la chiacchierata di design. Viene da ridere a tutte e due. A lei perchè – mi confessa – sono la prima a cui si trova a raccontare la sua collezione di borse in black&white. A me non ricordo perchè venisse da ridere; ma non è una cosa rara e così non mi preoccupo più di tanto di trovare una ragione.

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Le borse, comunque, sono tutte di una semplicità e una praticità disarmante. Ed è ovvio che solo una designer poteva arrivarci. Chiusure facilitate, forme ergonomiche, tracolle ampie. Una, in particolare, è la borsa tuttofare che strapazzerei ogni giorno all’inverosimile. In pelle e in bianco e nero rigoroso; il colore, invece che agli accessori, lo lasciamo ai vestiti.

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On Air

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On Air è Francesca Cibischino e Giulia Accornero; A Trento incontro Giulia. Mi sforzo di guardarla in viso mentre mi racconta del suo lavoro nel mondo del cinema, del teatro, della televisione e del suo rapporto con l’arte del riciclo in chiave abbigliamento. Mi sforzo, dico, perché sono circondata di abiti meravigliosi che, nati da uomo, diventano da donna con forbici e ago tra le mani esperte di due artigiane del design.

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Riempio mentalmente un mio guardaroba ideale e ci faccio entrare quasi tutte le creazioni di On Air.

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Maurizio Olivieri | DIFF

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Maurizio mi chiede se, mentre lo fotografo, può non sorridere. Sono un po’ stupita perché, durante tutta la nostra chiacchierata, ha invece un bel sorriso che accompagna le sue parole sul design. E’ di Roma e mi faccio raccontare del nuovo spazio in centro in cui espone le sue creazioni.

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Crede nell’alta qualità del prodotto, nel legno e nel metallo lavorati bene e nella versatilità dell’elemento d’arredo. L’uso può cambiare nel tempo e un tavolo da soggiorno, vestito di un opportuno accessorio, può trasformarsi in mobile bar, ad esempio.

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L’arredamento veste la casa a seconda delle occasioni e io, con il mio design outfit, non posso che essere d’accordo.

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Nora


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