pane e design #1

 

pane e design #1

Un blog – si dice – è una forma di scrittura e di comunicazione contemporanea che, a differenza delle sue colleghe dalle origini più nobili e antiche, beneficia di un carattere da conversazione fra amici e familiari.

Un blog, spesso, nasce tra le quattro mura di una casa e il suo spunto intimo, a volte (eccessivamente, purtroppo) dilettantesco, trapela dalle sue pagine senza che quasi l’amorevole autore se ne renda conto.

Pubblicato un post, è raro e difficile che il suo contenuto se ne stia lì, buono buono, a far la parte del postulato. Anzi. Ogni blogger che si rispetti dovrebbe scongiurare questa quiete insidiosa, sintomo di malessere del blog, rendendo le sue righe appetibili a chi voglia spendere qualche clic e qualche battuta di tastiera a esprimere, per quelle righe, il suo apprezzamento o la sua disapprovazione.

Mi sono accorta che il mio blog stava iniziando a viaggiare bene proprio mentre la lista dei commenti dei miei lettori aumentava, affiancando un interessante fermento intorno alle mie attività sui social network.

Un giorno, poi, succede una cosa. Nella mia casella mail arriva il messaggio, breve ma concitato, di Sara. Lo leggo e, in prima battuta, non so cosa replicare. Le scrivo in due righe che devo prendermi un po’ di tempo per pensare e per poterle dare una risposta soddisfacente.

Intanto le parole di Sara continuano a frullarmi per la testa e faccio mie le sue domande; solo così – penso – posso scavare a fondo nella questione.

Se lei mi scrive che le piacerebbe tanto lavorare nel mondo del design, mi chiede come sia il mondo del design, che studi dovrebbe intraprendere per entrarci e, da ultimo, se valga la pena tentare di inseguire un passione in un periodo come quello in cui ci troviamo, abbandonando la strada già intrapresa, portata avanti (ahimè) senza entusiasmo; allora io non posso fare a meno di andare un po’ in difficoltà.

Mi rendo conto di non avere le carte in regola per rispondere a tutto questo da sola. Gli strumenti nelle mie mani scarseggiano e sono costretta – senza che questo mi dispiaccia affatto – a rivolgermi a chi di dovere: un manipolo di esperti radunato dopo accurata ispezione dei miei contatti (facebook è utile, qualche volta, se lo usi per lavoro).

Li metterò sotto torchio uno a uno, lo prometto. Non posso rivelarvi ora, però, i nomi dei miei fidati consulenti. Ve li snocciolerò uno alla volta, corredati da una breve ma intensa intervista.

Alla fine, lo so, avrò ottenuto un distillato di consigli per Sara e per chi, come lei, abbia fame di pane e design.

Nora


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