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Property Brothers | canadian twins real estate

Property Brothers | canadian twins real estate

 

Property Brothers | canadian twins real estate

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Avrei dovuto immaginare che Drew e Jonathan, i Fratelli in Affari (titolo originale Property Brothers, Canada 2011) dell’omonima serie televisiva real in onda su Cielo TV, non avessero in realtà nulla a che fare con me; me intesa come architetto.

Con me intesa come spettatrice, invece, hanno a che fare eccome. Nei lunghi pomeriggi festivi appena trascorsi (quelli nei quali ho potuto non lavorare, a essere sincera), complice il gelo che, sempre, invita a tè e coccole domestiche, la trasmissione in cui i gemelli canadesi la fanno da padroni mi ha tenuto compagnia per più di qualche ora.

L’aveva già fatto nei mesi precedenti ma mai, come nell’ultima full session, mi aveva invitato agli spunti di riflessione che sto per raccontarvi e che, da brava professionista quale spero di propormi, sono tutti incentrati sulla questione: ma il lavoro dei gemelli, dal punto di vista imprenditoriale ed edilizio, è corretto?

No. E, in tre buoni motivi, vi spiego perché.

Property Brothers for dummies

Prima, però, un breve riassunto del format della serie Property Brothers. Lo rubo a Wikipedia per evitare, almeno in questa parte descrittiva, di uscirmene subito con sparate da criticona; le riservo a dopo. Chi, come me, conosce a menadito il contenuto del programma (che, cascasse il mondo, rimane invariabile in ogni singola puntata), può anche saltare a piè pari il corsivo e proseguire la lettura qualche rigo più avanti.

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Ogni coppia [in cerca di una nuova casa] mette a disposizione un budget di cui una parte verrà poi investita per la ristrutturazione dell’immobile.

Drew propone inizialmente una casa già arredata e che soddisfa pienamente ogni aspetto richiesto agli aspiranti acquirenti, ma il prezzo risulterà elevato sforando il budget a disposizione. Vengono poi presentate altre case ad un costo più basso, che però necessitano di una ristrutturazione.

La coppia sceglierà nell’ufficio di Drew una tra le proposte, confrontando i preventivi e i progetti elaborati al computer da Jonathan e successivamente Drew si occuperà di mediare l’acquisto al prezzo più consono.

Conclusa la compravendita Jonathan può procedere con i lavori di ristrutturazione cercando di rientrare sia nel budget, sia nei tempi stimati con la coppia.

Non mancheranno gli inconvenienti generati dalla demolizione delle pareti e dalla sostituzione dei vecchi materiali o imprevisti strutturali che possono intaccare il budget, allungare i tempi di consegna e modificare il progetto iniziale.

Problematiche naturali che il giovane imprenditore edile affronterà abilmente assieme alla coppia, garantendo sempre un risultato sorprendente.

Wikipedia, Fratelli in Affari

Property Brothers | Fratelli in Affari sotto torchio

La vittima delle mie osservazioni è, purtroppo per lui, il gemellosedicenteimprenditore edile Jonathan. Passeggiando per una breve biografia online, leggo della sua carriera di illusionista, clown, attore di teatro iniziata già in tenera età e del suo approdo – nel 2004, in totale assenza di competenze professionali – al mondo immobiliare, con la fondazione, insieme al fratello Drew, della Scott Brothers Real Estate con sede a Vancouver.

Continuo a leggere e scopro come una società di famiglia – che impegna, oltre ai gemelli, un fratello maggiore (J. D. Scott) e, forse, un padre con esperienza pluriennale nell’industria cinematografica – possa crescere in fretta e a dismisura, acquisendo capitali, assorbendo altre società (tra le quali la Dividian Production Group fondata in precedenza dai tre fratelli), trovando terreno fertile per un ulteriore sviluppo in altre sedi e, infine, divenendo la perfetta combinazione degli interessi di famiglia: il real estate e la televisione.

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Dopo aver completato la lettura della biografia e, per giunta, averla integrata con le informazioni che mi arrivano da quella di Drew, un’assoluta certezza si concretizza nella mia testa: i Fratelli in Affari sono, senza ombra di dubbio alcuna, solo attori. Jonathan sta all’edilizia come io sto alla neurochirurgia ovvero ciò che, puntata dopo puntata, ci propina in merito alla progettazione e alla conduzione del cantiere è, di fatto, completamente svincolato dalla realtà.

E il problema è che, nel 90% dei casi, il pubblico, non esperto del settore, può scambiarlo per una verità che, in un cantiere aperto in Italia, non trova alcun riscontro reale e tangibile.

Ecco perché non lo è.

nella gestione del progetto e del cantiere mancano le figure professionali indispensabili

| 1 | Jonathan, in ciascun episodio della serie Property Brothers, ostenta una competenza pluridisciplinare in tutti i settori professionali toccati dalla fase di progettazione e di cantiere.

Ricopre infatti tutti questi ruoli: progettista (e, volutamente, non mi soffermo sui gradi di approfondimento del progetto da preliminare a esecutivo), consulente immobiliare (una valida spalla per il fratello Drew), imprenditore edile (oculato e con estrema capacità di problem solving), direttore dei lavori e interior designer.

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La sua poliedricità annulla, di fatto, ogni possibilità di contraddittorio tra il committente (che, nel caso specifico, è anche acquirente dell’immobile oggetto della ristrutturazione) e l’impresa esecutrice dei lavori; ruolo solitamente assolto dalla figura del Direttore dei Lavori.

In pratica – e non trovo modo che sia ugualmente efficace pur essendo più elegante – se la canta e se la suona da solo.

La povera coppia protagonista – si fa per dire – della puntata si trova davanti a una casa chiavi in mano senza avere la possibilità, se non in maniera molto sporadica e marginale, di aprire bocca in merito a scelte o criteri progettuali.

Non c’è nessuno a difenderla; c’è solo Jonathan.

tutta colpa degli imprevisti

| 2 | Nella fase che precede l’acquisto dell’immobile – seguita dal gemello in cravatta Drew, più chic e meno maschio di Jonathan – viene proposto ai possibili acquirenti di far sottoporre l’immobile stesso a una perizia tecnica, che possa verificarne il reale stato di conservazione e rilevare, nel caso, eventuali problemi strutturali, architettonici o impiantistici.

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L’esito di questa perizia, come proposto allo spettatore dei Property Brothers, è, per una buona fetta di casi, positivo. Qualche cavedio in amianto, sporadiche infestazioni di parassiti, una trave del tetto lievemente lesionata: questi i casi più gravi dei quali viene data notizia. Per il resto pare sia sempre tutto in ordine.

E allora mi chiedo: che valore ha la perizia tecnica se poi, a pochi giorni dall’inizio del cantiere, vediamo un Jonathan, contrito e preoccupato, dar notizia ai suoi committenti di un inspiegabile imprevisto riscontrato nella casa e della conseguente necessità di aumentare il budget per portare a temine il lavoro di ristrutturazione?

Qualunque persona sana di mente a quel punto sarebbe portata a dire: Ho sborsato fior di dollari per finanziare il lavoro di un tecnico abilitato e poi cosa mi rimane in mano? Un pezzo di carta che neanche posso impugnare per farmi rimborsare il danno?.

Il dubbio mi attanaglia.

il cantiere non è sicuro

| 3 | E su questo argomento si apre una voragine. Ne basterebbe una neanche troppo profonda per inghiottire un Jonathan in versione capocantiere insieme al manipolo di operai non qualificati che lo accompagna e che, 100 volte su 100, è costituito in (apparente) prevalenza dagli stessi acquirenti dell’immobile e committenti della ristrutturazione.

Potrei scrivere righe e righe – annoiandovi, forse – di come quello gestito dai Property Brothers sia l’esempio lampante di un cantiere non a norma, dove regnano sovrane l’improvvisazione e l’assenza di accorgimenti per la sicurezza di persone e cose.

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la verità sui Fratelli

Qual è, infine, l’esito di tutto il mio sproloquio (a tratti turpiloquio) sui Property Brothers? Semplice. Jonathan e Drew non sono davvero un imprenditore edile e un agente immobiliare; queste due professioni sono le parti che, all’interno di una scenografia e di un copione perfettamente organizzati, vestono con garbo e spigliatezza.

Sono attori, insomma.

Nella loro ombra opera un team di veri professionisti del settore che, a riflettori e telecamere spente, progettano (come il Design Studio 2010 nel quale mi sono imbattuta per caso durante le mie ricerche per l’articolo che state leggendo), verificano, seguono il cantiere, scelgono e installano forniture, si occupano di autorizzazioni edilizie e, con cura, si accertano che tutto vada a buon fine.

Il problema è che lo spettatore potrebbe non immaginare l’esistenza di un dietro le quinte e, di conseguenza, pensare che non ci sia un netto discrimine tra real e tv.

Invece c’è, ve l’assicuro. Parola di architetto.


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Nora

aggiornamento

Poco dopo aver pubblicato il post, ho ricevuto, sulla pagina facebook del blog, un commento della mia amica e collega Laura di ReFresh Eco Home Relooking. Ve lo riporto di seguito perché completa, con parole semplici e chiare, quanto ho voluto raccontarvi nelle mie righe sui Property Brothers. Grazie Laura!

Eccolo:

Ovviamente non posso che darti ragione.

Premessa: quando guardo la TV spesso scollego il cervello e non mi sono mai messa veramente a ragionare sui programmi, ma… quel che dici tu… è tutto vero!
Io non sono architetto, ma scenografa e quindi, con all’attivo un solo esame di architettura, ho un’idea molto vaga di come un mucchio di mattoni si trasformi in una casa, ma so che la progettazione è un ambito molto ampio e complesso. In altra sede io e te avevamo già chiacchierato riguardo ai materiali del l’edilizia canadese (e americana) e ho avanzato l’ipotesi che nel nuovo continente sia più sbrigativo tirar su un edificio, ampliarne la metratura e costruire un nuovo piano.
Questa immediatezza è poi amplificata a maggior ragione da questi programmi che danno l’illusione che in 15 gg si possa rivoluzionare un’abitazione, pulirla e ammobiliarla ex novo. Solo l’idea mi fa venir la morte

Purtroppo la gente, non tutta, ma il cittadino medio, si fa influenzare drammaticamente da queste trasmissioni perché a me è capitato di sentir dire dai clienti “in tv lo fanno così”, “ma come 3 giorni? Addirittura? A vederle in tv queste cose sembrano farle in 3 ore” e via dicendo.

Il format in sè è meglio di tante altre porcherie come reality e marie de filippi e barbare d’urso del caso, ma, come tutto quello che propone la tv, viene preso troppo sul serio a discapito del professionista serio. Un sacco di gente si sarà convinta che piastrellare e posare il parquet sia una cavolata, che chiunque possa metter mano all’impianto elettrico e che il falegname possa anche smerigliare una lastra di vetro che “tanto che ci vuole”. Ansia.


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