pane e design #2. con Walter

 

pane e design #2. con Walter

Regola numero uno: le diete non si iniziano mai di lunedì. Non fa eccezione quella a base di pane e design di cui, con l’aiuto della mia lettrice Sara, avevamo iniziato a parlare qualche tempo fa.

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo una questione non da poco: la dieta non si può mica inventarla a piacere. Per strutturarla bene bisogna rivolgersi a specialisti in grado di consigliarci al meglio.

Il parere del primo, noi, lo ascoltiamo oggi; con lui iniziamo a mettere i primi paletti del nostro nuovo regime alimentare che, per il suo piatto forte, non può rinunciare al design.

Ve lo presento in una breve introduzione e in sei domande.

qualche riga su Walter

pane e design #2. con Walter

Si chiama Walter Giovanniello, è un designer e, per incontrarlo virtualmente, dobbiamo volare fino a Bologna.

Di lui so, dopo aver radunato notizie qua e là in rete, che, neanche trentenne (è del 30 luglio 1984), ha già collezionato una bella serie di risultati positivi in campo formativo e professionale.

Dopo aver conseguito una laurea in Disegno Industriale e un dottorato in Product Design (nel 2007) presso l’Università degli Studi di Firenze, ha frequentato – mai sazio di risorse accademiche – il Corso di Alta Formazione in Progettazione di locali di intrattenimento organizzato dal Consorzio POLI.design del Politecnico di Milano (2008) specializzandosi, un paio di anni più tardi, presso il Consorzio Proplast di Alessandria, come Tecnico progettista di stampi e manufatti in materiale polimerico.

Quest’estate, mentre la maggior parte di noi programmava le ferie, Walter trascorreva un paio di settimane in workshop al LagoStudio di Padova.

Mi balzano agli occhi, nell’elenco delle sue collaborazioni, alcuni nomi che, chi fa o racconta design oggi, non può proprio ignorare: Claudio Bellini (che, tra le altre cose, sviluppa prodotti per Casamania e Serralunga), Mario Bellini, Odoardo Fioravanti.

E poi gli oggetti, i premi, le invenzioni… E’ tempo, ora, che lasci la parola a lui.

la parola a Walter

Walter, a giudicare da quanto si legge sopra, sembra che tu sia stato sempre di corsa, negli ultimi anni, in continua migrazione da un ateneo a uno studio di progettazione, a un laboratorio. E’ così? E’ una tua prerogativa o tutti quelli come te lo fanno? Insomma: chi vuol fare il designer è bene che si procuri un bel paio di scarpe comode e inizi a correre?

Forse è meglio procurarsi prima una matita… come secondo acquisto vanno benissimo le scarpe comode ;-)! Gli altri mezzi, le tecniche, le idee, la passione e la pazienza si trovano andando. Più seriamente, non credo ci sia per forza bisogno di correre, ma muoversi, soprattutto all’inizio, è molto importante: andare continuamente alla ricerca di stimoli (non solo progettuali) per alimentare conoscenza, idee e creativitá. Personalmente ho cambiato alcune città (una cosa non per forza ‘da “designer’; lo facciamo tutti per lavoro, studio, amore…). Dopo l’università ho iniziato a girare per studi di design / architettura, laboratori, aziende e corsi di formazione. Questa è la mia prima fase, che potrei chiamare ‘sperimentazione e ricerca dei mezzi per far bene il mio lavoro‘. L’Università di Firenze mi ha insegnato ad avere un approccio umanistico e concettuale alla progettazione; a Milano, negli studi, ho imparato a fare il designer; ad Alessandria, grazie ad esperienze più tecniche, ho iniziato a progettare oltre che disegnare; a Bologna, dove il tessuto delle piccole imprese è molto fitto, organizzato e accessibile, ho iniziato a muovermi nell’ ambito dell’autoproduzione (orologi da parete, appendiabiti, tazzine, brocche…).

pane e design #2. con Walter

Ho esplorato la pagina principale del tuo sito, essenziale come piace a me e strutturata principalmente per immagini. Ordinate per caselle, come un gioco, le tue proposte; a ciascuna di esse è associata un’invenzione. È evidente il tuo divertimento nel pensare, nel progettare. E produrre e far produrre com’è? Come si passa dal progetto all’oggetto? Sei anche un po’ artigiano?

Non sono un ‘artigiano’ nel senso che non realizzo direttamente i miei prodotti. Cerco spesso laboratori, piccole aziende, fornitori, persone pronte a mettere in discussione un po’ il proprio lavoro. Mostro le mie idee di prodotti, sperimentiamo, facciamo prototipi, ci confrontiamo su tutti gli aspetti: produttivi, economici ecc. Il progetto si arricchisce grazie al loro contributo. Capita poi che proprio da queste discussioni nascano anche nuovi prodotti. Come dicevi tu nell’ introduzione: ‘La dieta non si può inventarla a piacere… Bisogna rivolgersi a specialisti in grado di consigliarci al meglio”. Cosi anche io, come te, mi rivolgo agli altri: a chi fa bene il proprio lavoro. In questo modo ognuno di noi continua a farlo al meglio, ma magari esplorando e muovendosi assieme su nuove strade. Altre volte invece faccio il ‘designer’, cioè presento progetti direttamente ad aziende, ma paradossalmente, in questo periodo, è un percorso piu lungo dell’autoproduzione e, siccome preferisco sperimentare il piu possibile, seguo più spesso la seconda strada. Quindi materiali nuovi o tradizionali, tecniche produttive diverse… Visto che si parla di ‘ricette e design’, più ingredienti ci sono più ricette si possono fare! Poi, a volte, va bene anche una semplice pasta aglio e olio ;-)!

pane e design #2. con Walter

Ti ho conosciuto, alcuni mesi fa, per il tuo Upendino e per la tua collaborazione con Design Mood. Leggo, sul loro sito, che è possibile inviare all’azienda la propria proposta, attendendo poi l’eventuale validazione del progetto, via libera indispensabile per le fasi successive di prototipazione, produzione e inserimento a catalogo per la vendita online. Raccontaci la tua esperienza.

Ho saputo di loro il mese prima del Fuorisalone 2012, dove avrebbero fatto la prima presentazione dei prodotti. Il bando era interessante poichè si trattava di un marchio nuovo (divertente collaborare con le nuove realtà), ma appoggiato da un’azienda con una storica esperienza nell’ambito dell’arredamento. Cosi ho mandato la mia proposta. Sapendo, attraverso il loro brief, che erano alla ricerca di prodotti per la vendita online, ho pensato un oggetto che avesse le caratteristiche più vantaggiose rispetto alla loro richiesta: che fosse cioè poco ingombante per trasporto (quindi richiudibile), di semplice montaggio e realizzazione e, inoltre, personalizzabile nei colori. Dalla sintesi di questi aspetti ho disegnato Upendino, un appendiabiti ottenuto dal semplice taglio in piano di un foglio di multistrato di pioppo della grandezza di 165 x 60 cm che, grazie ad un perno in acciaio posto nella base, può essere chiuso per facilitarne il trasporto e poi aperto in casa senza difficoltà di montaggio.

pane e design #2. con Walter

Facciamo arrivare qualche nodo al pettine (se c’è). Passi falsi? So che sei giovanissimo ma magari, a qualche anno di distanza da alcune esperienze formative e professionali, sei in grado di valutarle con maggiore obiettività, inforcando gli occhiali della consapevolezza e della maturità. Un interrogativo classico da intervista: faresti di nuovo tutto quello che hai fatto?

Non credo molto nei passi falsi, nel senso che qualunque passo è comunque un passo in più. In ogni caso finora è tutta sperimentazione in cui i passi sono tutti contemplati. Sono soddisfatto di quello che faccio e quindi anche del percorso fatto.

pane e design #2. con Walter

30 luglio del prossimo anno: cosa avrai imparato e sperimentato ancora? Quali sono i tuoi programmi da qui allo scadere della prima trentina (consolati, io ne ho 37, di anni, e ho deciso da poco cosa voglio fare da grande)?

Grazie per avermelo ricordato, Nora ;-)! Ai trent’anni mancano 8 mesi (anche se non vivo per scadenze), quindi continuo a sperimentare spostandomi ancora. Tutti questi spostamenti penso siano il motivo per cui non ho ancora sentito il bisogno di disegnare una sedia, per esempio! Almeno fino ad ora ho preferito il tema del ‘movimento‘ e, in tutti i miei pezzi, c’è qualcosa che lo richiama. Ma magari, dopo i trenta, disegno anch’io una sedia o almeno uno sgabello…

pane e design #2. con Walter

Ti lascio la libertà di chiudere la mia prima intervista per pane & design: questo è il premio per te, Walter, che mi hai aiutato a rompere il ghiaccio. Cosa ho dimenticato di chiederti? A volte sono un po’ distratta…

Nora, ti ringrazio semplicemente per le tue domande; sono servite anche a me per ordinare alcune idee e riassumermi. Spero che il mio contributo sia utile alla tua rubrica e ai tuoi lettori, che sicuramente vivono bene le proprie case e, con i tuoi consigli, magari le vivranno anche meglio.

Grazie! Un bell’inizio per il mio pane e design! Spero, in futuro, di continuare a collezionare buone ricette come quelle imparate da te!

pane e design #2. con Walter

Nora


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