Stai leggendo

gita nel verde in buona compagnia

gita nel verde in buona compagnia

gita nel verde in buona compagnia

Domenica mattina al Festival del Verde e del Paesaggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma: già di per sé un bel programma. Se poi, a completarlo, c’è la presenza di un assistente d’eccezione accorso in aiuto della mamma blogger, ancora meglio.

Sandali rosa (io), scarpe da ginnastica (lui) ai piedi, ci siamo avviati di buon’ora alla nostra destinazione, raggiunta dopo un viaggio di poco più di un’ora a bordo di tre mezzi di trasporto diversi (macchina, metropolitana, tram).

[A chi, a questo punto, venissero in mente osservazioni in merito a tempi e distanze, ricordo che la Capitale è eternamente flagellata dal più grande problema dell’era moderna: il traffico (e non c’è neanche bisogno di dirvi chi io stia parafrasando, in queste righe)].

Dopo una pausa veloce e qualche rapida spiegazione in merito al perchè i tetti [delle sale dell’Auditorium] sembrano delle tartarughe ci impossessiamo infine dei titoli che ci danno diritto all’accesso gratuito al Festival: il pass stampa per me (evviva! Siamo al secondo!) e il biglietto ospite per il piccolo assistente.

Saliamo la gradinata e ci troviamo immersi nel verde che, come una coltre fitta e colorata, occupa a buon diritto le terrazze che abbracciano, ai piani alti, l’architettura di Renzo Piano.

Anche a quest’edizione, come a quella dello scorso anno, confesso di essere approdata senza alcuna preparazione preliminare. L’intenzione era – ed è rimasta – quella di fare una passeggiata in buona compagnia. Forse – penso mentre scrivo – un tentativo di spogliarmi del sovraccarico della Design Week milanese e della tempesta di informazioni che, ancora, devo in parte rielaborare.

piccoli fotografi crescono

Prima di avviarmi alla scoperta delle novità, consegno al mio piccolo assistente lo strumento adatto a svolgere il suo incarico di fotografo in erba: il mio prezioso tablet. So che, nelle sue mani attente, sarà ben più al sicuro che nelle mie, capaci di combinare irrimediabili disastri.

Mi raccomando infine con lui: fotografa tutto quello che ti piace. Ora che le immagini hanno trovato il loro posto qui, in questa pagina, so che l’ha fatto davvero. E so anche che, se non avessi contrassegnato le sue foto in modo diverso dalle mie, avreste fatto davvero fatica a riconoscerle. Sono belle come e più di quelle da grandi.

Anche se sono un po’ distratta da manine e occhietti affettuosi, cerco comunque di mantenere una certa serietà da architetto / blogger. Tento di carpire una sintesi da ciò che vedo ma, un po’ stordita dai profumi (lavanda, soprattutto) e dai colori (rosso e lilla emergono tra gli altri), mi riesce difficile.

C’è il gioco, il rustico, il recupero, l’ecosostenibilità e molti materiali, vecchi e nuovi, per vivere, attrezzare e accessoriare gli spazi all’aperto. Tre sono le volte in cui mi fermo a scambiare due parole con gli espositori. Sarebbero di certo state di più se il piccolo assistente, un po’ sopraffatto dal caldo estivo e dalla folla accorsa all’evento, non avesse avuto bisogno di pause frequenti ritagliate all’ombra degli alberi e accompagnate da un buon gelato (e, a dire la verità, queste pause non mi sono affatto dispiaciute).

Non meravigliatevi, dunque, dell’eterogeneità della scelta; al Festival ero nei panni della mamma, più che in quelli dell’architetto e della blogger!

prima sosta

Presso lo spazio di Klema, che è in attesa di brevettare un innovativo sistema di tasche in tessuto di acciaio inox adatte a ospitare piccole piante indoor e outdoor e che, inoltre, propone, un po’ celati dal verde rigoglioso che fa parte dell’allestimento, alcuni sostegni per piante rampicanti discreti e funzionali.

Sono infatti in legno chiaro, lisci e piacevoli al tatto, e del tutto estranei ai soliti sistemi in plastica o metallo rivestito, a rete, che spuntano in molti dei nostri balconi e giardini.

seconda sosta

Immersa tra le ceramiche dei Banchi 141 che – da quanto leggo poi sul sito web – nascono a Grottaglie, in Puglia, e arrivano nel negozio romano portando con sé il calore della loro terra d’origine, le pennellate ricche di colore e luce, la pienezza della terracotta, la ricchezza del fatto a mano.

terza sosta

Nell’oasi di Ethimo. Lo so, ve ne avevo già parlato qui in occasione del Salone, ma, ora che ho incontrato i suoi arredi al Festival, so che il giardino è il loro posto. Li amo e ve lo dico senza pudore.

Nora (con il piccolo aiutante Francesco)


altri post per approfondire

INSTAGRAM
il mio mondo per immagini