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non c’è niente di male nel farsi aiutare

non c’è niente di male nel farsi aiutare

non c'è niente di male nel farsi aiutare

Ho 41 anni e il fatto che, molto spesso, mi venga detto ma non li dimostri affatto! non mi è molto utile per una gestione sana ed equilibrata della mia persona. Avete presente quando, a 20 anni, ci si pensa indistruttibili e pronti ad affrontare, valicandolo, qualsiasi ostacolo? Io, svariati anni più tardi, mi sento ancora così. O forse, mi ci sentivo.

Non direi che sto affrontando un periodo di crisi ma, piuttosto, di presa di coscienza di alcuni miei limiti. E, visto che sono una prepotente e orgogliosa da manuale, non è molto semplice per me ammetterlo. Sto facendo una fatica a scriverlo qui che non avete idea.

Da sempre – e non è un segreto per nessuno che mi conosca almeno un po’ – non so farmi aiutare. Cedere alla gentilezza o alla collaborazione di qualcuno in un campo in cui so di poter fare da sola è per me uno sforzo titanico. Forse non riesco a spiegarmi bene ma, in pratica, è come un’ammissione di debolezza. Una cosa inaccettabile, per una leonessa nata il 4 agosto.

Negli ultimi tempi, però, ho notato che il mio piano di gestione totalitaria della vita familiare e lavorativa iniziava a fare acqua. Ho iniziato a notare qualche goccia, tardando ad alcuni appuntamenti, trascurando qualche ricorrenza importante, sottraendo sorrisi a chi, ogni giorno, me ne regala tanti.

E poi, a un certo punto, ho visto che intorno a me si era formata una bella pozzanghera. Mi ci sono specchiata e, tentando invano di mantenere la mia solita aria sicura (pure un po’ da maestrina, lo so), ho finito per macchiarla con una manciata di lacrime salate. Ci avevo visto la mia stanchezza e l’incapacità di arrivare a tutto, allungando braccia e gambe il più possibile, fino a farmi male.

Ho iniziato a fare i conti con la mia imperfezione quando, per anni, l’ho accantonata facendo finta che non potesse proprio far parte di me. Non so voi, ma io posso fare tutto, pensavo.

E, a una con un carattere così, non puoi fare niente di peggio che evidenziare i successi: dallo storico andare bene a scuola, fino alla più recente invenzione, a partire da zero, di un lavoro assolutamente non tradizionale e molto fuori dallo schema casa – ufficio fino alle 16 – supermercato – casa. Sei proprio brava, chissà come fai. Non voglio sentirlo più. Voglio invece sentire come stai? Raccontami qualcosa.

Stanca stanca stanca, ho sviluppato una specie di udito selettivo. E, invece che sentire di meno, ci sento di più. O forse è cambiata proprio la mia percezione delle parole e dei gesti degli altri.

La conquista più grande è che, passo dopo passo, ho iniziato ad accettare l’aiuto di altre persone. Mi ci è voluta la prepotenza di Samuele, il mio compagno, a farmi entrare in testa questa necessità. Che poi lui pure non si sa far aiutare, ma ci stiamo lavorando.

La cosa è che, dopo la prima conquista, avvenuta di recente, mi sarei aspettata di stare molto meglio. Facile, insomma: sei stanca > ti fai aiutare > tutto a posto. No. Reset. Se sono qui a scrivervi è perché sono appena alla punta dell’iceberg e sotto, nascosto dall’acqua scura, c’è molto altro da scoprire.

Tutto questo, ovviamente, capita in un momento personale e lavorativo in cui va tutto bene. Sul serio, davvero bene. E fidatevi che se lo dico io, vera esperta di tragedie familiari, è così. Dopo lo smazzo infernale di anni nei quali non sapevo dove andare a sbattere la testa per reinventarmi e riscoprirmi professionista, iniziano in questi mesi ad arrivare i primi grossi risultati: riconoscimenti (pure economici, che non fanno mai male), successi, tasselli che trovano il posto giusto senza andare prima a sbattere ai quattro angoli.

Ho trovato belle persone con le quali pensare in grande e non ho tra i piedi questioni degne di lamento. Eppure sono qui a scrivervi quello che, sostanzialmente, è un lamento. Diciamo che forse è meglio se condivido con voi cosa sto facendo per esplorare i recessi più nascosti dell’iceberg e fare i conti con la mia sanità mentale. Magari è una cosa utile, se c’è qualcun altro di voi che sta passando il mio stesso periodo no.

Fronte casa/bambini:

  • sto cercando sul serio qualcuno che possa aiutarmi nella gestione delle faccende domestiche e del tempo dei bimbi. La mia acquisizione recente è: ‘cacchio, lavoro come e più di un mio collega libero professionista, non posso trovare il tempo per sistemare perfettamente la casa ogni giorno!’ E prima – sì, lo riconosco – facevo solo finta di cercare qualcuno che mi aiutasse, adducendo le solite scuse tipo: ‘no, lei mi pare inaffidabile, quest’altra non pulisce la cucina bene come me, quest’altra ancora piazzerà i bimbi davanti alla TV e se ne starà a chattare su whatsapp tutto il tempo’. Scuse, solo scuse
  • ogni tanto cedo alle mie direttive educative da signorina Rottermeier e lascio che i bimbi: giochino no limits alla playstation (chiaro che solo prima di cena, dopo non se ne parla proprio), mangino in modo approssimativo e disordinato, lascino le loro cose in giro, arrivino all’ultimo momento a scuola o al calcio pomeridiano, indossino una felpa non proprio fresca di bucato

 

Fronte lavorativo:

  • dico di no. No a quello che non mi piace fare o che mi porta via troppo tempo rispetto al risultato atteso. Sto facendo i conti con il dire no alle persone che non mi corrispondono, ma è davvero molto difficile, specie se hai un rispetto del lavoro e del fare inculcato da anni di tradizione familiare di testa bassa e andare avanti (tipo trattore, insomma)
  • delego. Pochi minuti fa ho scritto al webmaster che, inizialmente, avevo contattato per curare solo una parte del lavoro da fare sul mio sito in relazione a una grossa revisione SEO a cui sto lavorando da mesi sotto la guida della brava Tatiana. Gli ho chiesto di occuparsi di tutto lui, che mi faccia avere il preventivo e pace
  • ignoro le cose poco importanti annotate in agenda. Sto pensando di scegliere una penna dall’inchiostro chiaro, tipo giallo, in modo che ignorarle sia ancora più semplice
  • vado avanti. Questa è la parte più difficile, visto che mi tocca fare i conti con una valanga di nuovi impegni, la maggior parte dei quali bellissimi e stimolanti. A volte me li sento addosso tipo macigno, ma sto cercando di far strada nella mia testa al pensiero che, tutto sommato, questo macigno non sia di pietra. Magari è di zucchero filato e non me n’ero accorta.

Nora