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Roma che non ti aspetti

Roma che non ti aspetti

Roma che non ti aspetti

Roma che ti aspetti è densa, assordante, capricciosa, calda, affollata, vivida. Facile farle un ritratto, con un contorno stantio di colonne e arcate.

Nata e cresciuta nella città eterna, sono romana un po’ come tutti. I figli delle sette generazioni sono rari quanto i parcheggi a Trastevere di sabato sera. Roma è di chi la vive, ogni giorno, e il più romano tra tutti ha spesso un solo genitore autoctono; già una rarità e io, a dire la verità, non ho neanche quello.

Una mamma triestina di origini istriane e un papà napoletano – militare e dunque cittadino dell’intera penisola, grazie alle numerose trasferte – abitano in pianta stabile nella Capitale dagli anni ’60 e non la lasciano più. Io solo una volta, per ora, per la parentesi universitaria veneziana che mi ha fatto sospirare di malinconia il treno del ritorno ogni (o quasi) fine settimana. Del resto ve l’ho detto che soffro di saudade.

Roma che non ti aspetti

Chi, amico, viene a trovarmi da fuori, si aspetta inevitabilmente il giro turistico consolidato dentro le mura, attraverso i grandi classici. Neanche ve li dico, tanto li conoscete già tutti. E tra l’altro neanche capite che San Pietro, ecco, quella è proprio un’altra cosa; non è Roma e – non ci provate – non c’entra nulla il fatto che politicamente sia in un altro Stato.

Roma, per me, è quella che non ti aspetti. E’ luce, superficie, aria, vuoto, angoli retti, bianco, ombra, alberi nudi, essenzialità, misura, travertino. E’, senz’altro, anche la Casa delle ArmiAccademia della Scherma – al Foro Italico.

Quando leggo che Luigi Moretti progettò il suo impianto a L nel 1934 a soli 28 anni, profondi dubbi si insinuano nella mia coscienza di architetto. Per ora mi fa comodo accantonarli; li chiudo nel cassetto e quando sarò pronta farò i conti con loro.

Roma che non ti aspetti

Concepita come strumento tipologico dell’Opera nazionale Balilla per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù, la Casa – di cui posso mostrarvi le immagini oggi grazie all’obiettivo, sensibile e attento, del mio amico e collega Daniele Arcangeli – ha trascorso, in passato, un lungo periodo buio.

Adibita ad aula del Ministero della Giustizia e poi a deposito di atti giudiziari da metà degli anni Settanta, è tornata alla luce – grazie all’intervento del CONI – solo nel 2010, finalmente denudata delle manomissioni e degli stravoglimenti usati per prestarla a esigenze funzionali estranee e incompatibili.

Roma che non ti aspetti

E’ aperta solo nelle occasioni speciali e spero, in  futuro, di poter cogliere una di queste per apprezzare la difficoltà che Paolo Portoghesi le attribuisce come valore: un vuoto all’interno di un volume, un luogo inutile. L’architettura – per dirla con Philip Johnson – come arte di sprecare spazio.

Roma che non ti aspetti

Roma che non ti aspetti

Nora


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