il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

Se vi dicessi che a Roma c’è un museo di scultura a cielo aperto, un luogo di pace immerso nel verde, nascosto dalla Piramide Cestia e protetto dalle Mura Aureliane, mi credereste?

Quella che vi propongo è una passeggiata alternativa in uno dei luoghi più suggestivi che possiate immaginare: il Cimitero Acattolico di Roma.

Un cimitero?

Avete letto bene, ma niente panico: proverò a convincervi che è una meta possibile per una passeggiata in città. Seguitemi!

Cimitero Acattolico di Roma: come arrivare

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

la vista della Piramide Cestia dal Cimitero Acattolico

Chi decide di arrivare in macchina deve fare un atto di fede per provare a parcheggiare nei dintorni.

Chi si muove con i mezzi pubblici (come me) deve farne due e sperare di non incappare in scioperi o guasti. Ma una volta scesi alla fermata Piramide della Metro B, ci basterà fare pochi passi per raggiungere la nostra meta ed essere ricompensati.

Lasciate all’ingresso ogni incertezza, entrate e aspettate di vedere.

Davanti a voi si apriranno sentieri di pini e oleandri, rose selvatiche e gatti che prendono il sole. Un giardino segreto, un luogo senza tempo dove riposano uomini e donne di ogni età, nazionalità ed estrazione sociale, gente comune e personaggi illustri che hanno talmente amato Roma da volerci vivere e morire.

Cimitero Acattolico di Roma: che storia!

Per non arrivare impreparati, ecco alcune indicazioni storiche.

Il Cimitero Acattolico o cimitero degli artisti e dei poeti, nacque agli inizi del XVIII secolo, quando il Sant’Uffizio decise di risparmiare ai membri della corte Stuart l’onta di essere sepolti al Muro Torto, fuori dalle terre consacrate di Roma. Trattamento riservato ai criminali, alle prostitute, ai suicidi, perfino agli attori.

Inizialmente le sepolture avvenivano di notte, per evitare spiacevoli incursioni di fanatici religiosi e ubriachi molesti. Solo alla fine del ‘700 l’area venne recintata e posta sotto il controllo del Vicario e dei Conservatori.

Il primo abitante ufficiale del Cimitero Acattolico fu un giovane studente di Oxford, George Langton, morto nel 1738 per una caduta da cavallo. Da allora le tumulazioni si sono susseguite senza sosta e nel 1918 tutta l’area cimiteriale fu dichiarata Zona Monumentale d’Interesse Nazionale.

il cimitero vecchio

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

il poeta John Keats, sepolto nel Cimitero Acattolico, ritratto da William Hilton | immagine via

Partiamo da qui.

Un cartello all’ingresso ci indirizza verso il nucleo originario del cimitero, conosciuto come cimitero vecchio. Si tratta di un’ampia distesa erbosa e alberi radi che ospita due tombe tra le più amate, le stele gemelle del poeta romantico John Keats e del pittore Joseph Severn.

John Keats morì a Roma di tubercolosi a 25 anni. Sulla sua tomba non ci sono nomi, date, luoghi ma un’iscrizione che ricorda: 

Colui il cui nome fu scritto sull’acqua.

A poca distanza una lapide sul muro ne svela l’identità:

Keats! Se il tuo amato nome fu scritto sull’acqua, ogni goccia è caduta dal viso di chi ti piange.

Accanto alla tomba di Keats c’è quella dell’amico fraterno Joseph Severn, morto nel 1879. La sua lapide fu realizzata con dimensioni e forme simili a quelle di Keats. A distinguerle sono la lira con le corde spezzate e una tavolozza di colori.

Poco distante, un altro celebre poeta riposa all’ombra dei cipressi romani: l’inglese Percy Bysshe Shelley. Annegato nelle acque tra Livorno e San Terenzo, il suo corpo venne trovato sulla spiaggia di Viareggio. Come disponeva la legge dell’epoca, Shelley fu cremato sul posto, mentre le ceneri vennero trasportate nel Cimitero Acattolico di Roma, non lontano dalla tomba del figlioletto.

Ci si potrebbe innamorare della morte, pensando di poter essere sepolti in un luogo così dolce.

Percy Bysshe Shelley

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

l’Angelo del dolore, tomba di William Wetmore Story al Cimitero Acattolico di Roma

Percorrendo un sentiero di sassi e terriccio raggiungiamo una delle opere più famose del cimitero: la tomba di William Wetmore Story. Suo è l’Angelo del dolore, una scultura in marmo e pietra pensata per la moglie Emelyn e il figlio Joseph.

Mi chiedo sempre se lei può vederlo, farlo mi dà conforto.

William Wetmore Story

Non è semplice raccontare la struggente bellezza di quest’opera, occorre vederla per capire. La scultura campeggia nella parte più alta del monumento e raffigura un angelo inginocchiato su un piedistallo, i capelli raccolti e la testa appoggiata al braccio.

Piange con il volto nascosto. Un pianto silenzioso e composto.

Le grandi ali di pietra sono abbassate, la mano sinistra lascia cadere un ramoscello di fiori.

Il dolore è troppo forte. E noi spettatori restiamo attoniti, in attesa che un singhiozzo faccia vibrare la pietra.

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

la zona nuova

La zona nuova si presenta come un vero e proprio catalogo en plein air di scultura romantica. Qui possiamo imbatterci nella tomba di August von Goethe, figlio dello scrittore Johann Wolfgang, opera di Bertel Thorvaldsen. O nella mutila colonna tombale del baronetto scozzese James Mac Donald, progettata dal Piranesi.  Incontriamo lo scultore norvegese Hendrik Christian Andersen, l’artista greco  Jannis Kounellis, il principe russo Felix Youssoupoff.

E l’italiano Antonio Gramsci, politico e filosofo, fondatore del Partito Comunista. Le sue ceneri furono trasferite a Roma, nel cimitero acattolico, grazie alla cognata Tatiana Schucht che ottenne il diritto di sepoltura. Sopra la lapide, ricoperta da rose, garofani e gerani (rigorosamente) rossi, alcuni piccoli sassi lasciati dai visitatori.

Uno straccetto rosso, come quello arrotolato al collo ai partigiani e, presso l’urna, sul terreno cereo, diversamente rossi, due gerani. Lì tu stai, bandito e con dura eleganza non cattolica, elencato tra estranei morti: Le ceneri di Gramsci.

Pier Paolo Pasolini

Gramsci è solo uno dei tanti italiani sepolti nel cimitero acattolico. Come lui lo scrittore Carlo Emilio Gadda, lo scienziato Bruno Pontecorvo, la scrittrice Luce D’Eramo, il poeta Dario Bellezza, l’attore Arnoldo Foà, la giornalista Dora Melegari.

Tutti italiani, tutti stranieri in patria.

Ora, alla fine del nostro percorso, c’è ancora una domanda rimasta in sospeso.

Perché un cimitero?

Perché ha ragione Amanda Thursfield, direttrice del luogo, quando dice che questo è un posto unico,

un posto di tutti, un pezzo importante della storia della nostra città

che non va dimenticato.

E ha ragione Henry James, critico letterario statunitense, nel descrivere il cimitero acattolico

una mescolanza di lacrime e sorrisi, di pietre e di fiori, di cipressi in lutto e di cielo luminoso, che ci dà l’impressione di volgere uno sguardo alla morte dal lato più felice della morte.

Allora, andiamo a visitarlo?

dove come quando

il Cimitero Acattolico di Roma tra arte e poesia

  • l’entrata al cimitero si trova in Via Caio Cestio, 6, nel Rione Testaccio. È raggiungibile con le linee 3-75-23-60-83-95-280-30-175 e con la metro B, fermata Piramide
  • l’ingresso è totalmente gratuito, ma è buona norma lasciare una donazione per finanziare la manutenzione del luogo
  • è possibile visitare il cimitero dal lunedì al sabato dalle 9 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30), mentre la domenica e nei giorni festivi il cimitero è aperto dalle 9 alle 13 (ultimo ingresso alle 12.30)
  • le visite di gruppo (fino a un massimo di venti persone) devono essere prenotate con dieci giorni di anticipo scrivendo all’indirizzo e-mail ornella.forte@cemeteryrome.it 
Veronica Verzella, design outfit

Sono Veronica Verzella e nella vita sogno ad occhi aperti. Roma, 1984, nasco sotto il segno di Orwell. Laureata in Beni culturali, con specializzazione in Storia dell’Arte. Precaria ma felice, ho un debole per i vicoli di Roma, la pasta al pomodoro, le fotografie di Doisneau, le poesie di Neruda, i colori di Chagall.